Roberto MASSARI- Grillo al Quirinale. Non sarà la rivoluzione, ma….



Beppe Grillo al Quirinale*


NON SARA’ LA RIVOLUZIONE….

Ma non si può chiedere l’impossibile


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Non sarà la rivoluzione (perché manca questo e manca quello – come faranno notare gli esperti in gruppettologia comparata), ma intanto bisogna dire che nessuno qui in Italia ha mai avuto il coraggio di parlare in questi termini al Presidente della Repubblica, uscendo o entrando dal suo reale studio. Un Presidente che ne esce malissimo, con accuse esplicite al suo ruolo extraistituzionale e l’affermazione implicita che lui è parte del problema, che non lo avremmo voluto di nuovo in quel posto, che le colpe del governo ricadono su di lui ecc.
Sui partiti la musica è quella che sappiamo, ma fa sempre piacere riascoltarla, visto che non viene suonata in una riunione di 4 gatti, ma davanti a milioni di persone di questo Paese che sicuramente di questo incontro vorranno sapere, foss’altro che per curiosità morbosa.Nel pacchetto propositivo mi sembra ridimensionata la follia dell’uscita dall’euro (da Grillo mai veramente fatta sua), laddove si indicano invece precisi pericoli di crollo sociale nel Paese con ricadute a livello internazionale, se si mantiene l’attuale linea di politica economica (fatta di tasse, prelievi, compressione dei consumi e soprattutto rinvii, decreti legge e schermaglie di schieramento parlamentare). Giusto il taglio e giuste anche le singole proposte. Le radici della crisi sono in Italia e la soluzione della crisi è incompatibile con i partiti esistenti, il Parlamento esistente, i giornali esistenti, la Presidenza della repubblica esistente.Si dice chiaramente che la catastrofe è ormai possibile, grazie al modello di soluzione della crisi finanziaria adottato (Letta ora, Monti ieri, centrodestra e centrosinistra ormai appaiati) e non è dovuta alle trame di superpoteri, di una inesistente borghesia internazionale e sovrastatale.

Un po’ di piedi per terra non fanno mai male.Se qualcuno aveva la faccia tosta di dire che da Grillo non arrivano proposte concrete, adesso può ricredersi e riconoscere in buona fede che una bella base da cui partire… con le lotte, c’è e come. Le proposte sono nel numero giusto, non sono astratte, non sono ultimatistiche. Sono molto concrete, sono praticabili da parte di un movimento di massa che spazzi via l’attuale sistema delle caste, e sono quindi impraticabili con governi in cui sia presente in tutto o in parte l’attuale casta politica. E’ facile vedere che una loro realizzazione aprirebbe una grave e sana crisi politica nel Paese.E finalmente non siamo di fronte alla solita lista della spesa perché con 8,5 milioni di voti e qualche sostegno extra, Grillo potrebbe cominciare a tradurre in pratica quegli obiettivi anche da domani. La grande novità è che Grillo quelle cose aveva promesso e su quelle cose tiene duro anche ora che ha stravinto le elezioni politiche, che è stato ricevuto dal Presidente, che avrebbe una grande carriera politica personale da percorrere. Sembra archeologia la doppiezza togliattiana, ingraiana, bertinottiana, e tutti gli “ani” che siedono negli scranni della casta parlamentare.E’ un comunicato con cui Grillo si candida a capo del governo, ma escludendo inciuci con i responsabili della crisi, che vengono liquidati in blocco. Non si era mai visto o sentito in Italia.Rimangono le illusioni che il Parlamento possa essere lo strumento di questa ripresa e non vi è alcun accenno a una prospettiva di lotte extraparlamentari. Per questo ho cominciato dicendo che “non sarà la rivoluzione ma”. E ovviamente si sopravvalutano implicitamente le capacità del Movimento 5S che in chissà quanta sua parte si illude ancora che magari Napolitano in qualcosa verrà loro incontro. Persone che hanno indicato la Bonino come una dei possibili candidati/e alla Presidenza della Repubblica mi fanno venire i brividi nella schiena. Ma se poi penso a tutti coloro che avevano indicato Gino Strada, mi consolo.


La proposta di nuove elezioni è invece tale da far venire i brividi nella schiena, ma a Letta, ad Alfani, a Bersani e compagnia cantante. E’ una proposta che ha anche una funzione interna al Movimento per serrare le fila e rappresenta una minaccia a chi sta esagerando nei tentativi di disgregazione del Movimento.Renzi appare un chierichetto seminarista rispetto alla virulenza sana e sostanziale del discorso qui esposto. Chissà che non scelga di tacere e defilarsi.M’immagino le reazioni scandalizzate dei portavoce politici delle varie caste e dei giornali (ai quali Grillo vorrebbe giustamente togliere il sovvenzionamento statale). A meno che non circoli una velina di quelle “taci il nemico ci ascolta” (come ai tempi del caso Moro) ordinando il silenzio stampa. Un paio di articoletti per testata a dimostrare la buona volontà delle due parti e poi, via, avanti con i decreti leggi, gli aumenti delle tasse, i rinvii, soprattutto i rinvii, gli appassionanti scontri dentro i partiti, le sorti di alcuni individui trasformate in destini del Paese. Ah, se non ci fosse Grillo e il M5S…sognano costoro.
Leggo con estrema serietà il comunicato di Grillo, lo assumo per quanto contiene e vedo un aspetto positivo anche nell’esistenza del comunicato in sé: niente parole vaghe, niente discussioni su come vada interpretata tale parola. Lì c’è scritto quello che c’era da scrivere e l’ufficio stampa del Quirinale faticherà non poco per cercare di ammorbidirlo. Si potrà essere d’accordo o in disaccordo, ma non si potrà dire che il discorso non è chiaro. A me risulta chiarissimo. E ancora una volta devo dire che atteggiamenti simili, così rudi e schietti, nel Parlamento italiano non si vedevano dalla caduta del Fascismo e forse nemmeno prima.

La tradizione parolaia italiana (della Destra, dei socialisti, dei fascisti, dei democristiani, dei togliattiani, degli ingraiani, dei bertinottiani, dei berlusconiani e dei Pdmenoelliani) non ha mai permesso che persone di spicco a livello nazionale potessero parlare un simile linguaggio. E potessero scrivere simili comunicati. Napolitano e la banda che sappiamo si starà ancora chiedendo perché Grillo non si lascia corrompere come tutti gli altri prima di lui. Francamente non lo so nemmeno io. Certo il fenomeno mi rincuora e qualcun altro vorrà cominciare ad imitarlo (intendo per la coerenza, non altri aspetti meno simpatici e meno democratici). Grillo non usciva da una riunione in Federazione o da una trattativa sindacale. Usciva dal Quirinale (dove immagino non lo faranno più andare…). Ha chiaramente vinto la partita, tra l’altro con una volpe della politica che cavalca la cresta dell’onda da quando giovanotto del Pci inneggiava ai massacri del popolo ungherese. Di strada ne ha fatta da allora e non certo per farsi incartare da un Grillo altoparlante.
Concludo con un pensiero rivolto alla borghesia italiana e ai “poteri forti” che al momento non sembrano più avere carte di ricambio per risolvere politicamente la crisi: niente più ingraiani, niente più Manifesto, niente più bertinottiani, forse un po’ di vendoliani, insomma niente più epigoni del togliattismo o Forchettoni rossi a far finta di essere l’estrema sinistra e a costruire le proprie carriere politiche personali sulle lotte degli altri.


*Ringraziamo Roberto Massari, figura storica della sinistra radicale e direttore di Utopia Rossa

Autore: admin

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