Ma. Ga.- L’immagine carpita (“Amore Carne”, un film di Pippo del Bono)

 

 

 

Cinema    Buio in sala


L’IMMAGINE CARPITA

Locandina Amore carne

 

“Amore Carne”, un film di Pippo del Bono

 

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In un saggio pubblicato per Einaudi, Jonathan Franzen racconta l’infatuazione delle nuove generazioni per i moderni dispositivi, biasimando l’insopportabile ‘chiacchiera al cellulare’ e l’ostentazione pubblica inflitta al prossimo. Franzen non desidera la privacy per sé, vorrebbe soltanto evitare che quella degli altri irrompa nella sua. Altro punto di vista, altro impiego, altre considerazioni e conclusioni sono quelle a cui arriva Pippo Delbono, interrogandosi sulle potenzialità estetiche e poetiche del cellulare con il quale ha interamente girato il suo film. Non è la prima volta che accade, lo aveva già fatto quattro anni fa con La paura, pedinandola lungo le strade e indagandone le espressioni sui volti della gente.
Amore Carne è un film altrettanto intimo che abdica la ‘distanza’ e avvicina la realtà per essere nelle cose. A turno, un cellulare e una piccola camera full-HD ‘incontrano’ attori, compositori, persone comuni, familiari, clinici, registrano il terrore presente (il terremoto de L’Aquila) e le colpe del passato (Birkenau) alla ricerca di amore e carne per esprimere la necessità di esistere del ‘vero’ e di esistere davvero.

Avviato da una camera d’albergo, a cui il film tornerà con un movimento circolare, Amore Carne intercala la realtà con l’arte, il pasto materno con la “Ballata delle madri” di Pasolini, l’esilio con la musica di Alexander Balanescu, il bosco delle betulle di Birkenau con gli inediti di Michael Galasso. Sul mare e il battello ebbro di Rimbaud, trasposizione dell’esperienza biografica del poeta e del regista, Delbono naviga a vista, guardando al mondo con una disposizione inedita, visionaria, onirica. Contrappunto ideale del suo teatro, il cinema di Delbono trasgredisce la narrazione e i suoi tradizionali legami logici, infilando un presente allucinatorio e travolgendo le categorie di tempo e di spazio. Amore Carne produce un linguaggio che non deve necessariamente comunicare ma piuttosto evocare, dilatando infinite possibilità di suggestione attraverso il gioco delle analogie e delle associazioni di immagini.


Dietro, davanti e accanto alla ‘macchina da presa’, Pippo Delbono è corpo fuori campo e voce in campo, corpo che si ‘verifica’ con un test di cui già conosce l’esito, voce deformata e fisicizzata che esibisce una partitura sonora di parole, acuti, grida, spezzature. Attore-autore, Delbono non fa spettacolo di sé ma dell’universo, che la leggerezza e la portabilità di un telefonino rendono immediatamente accessibile. La forma e la ‘messa in scena’ diventano invito all’osservazione e all’attesa in una sorta di irresistibile attrazione della realtà, che finisce per ritrovare l’intima coscienza del mondo.
Amore Carne ha la serena bellezza di Marie-Agnès Gillot, i silenzi musicali di Bobò, la grazia aristocratica di Marisa Berenson, la frontalità coreografica di Pina Bausch, da cui mutua la scelta di rappresentare la condizione umana in modo diretto, senza cercare il riparo di una storia o di un’allegoria. Parafrasando T. S. Eliot, se venite da queste parti, spettatori, spogliatevi dei sensi e della ragione e rimanete umani. Uomini di carne, ossa e amore (mymovies)

Autore: admin

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