D. Ca*. – Grazie alla vita…(“Violeta Parra…”, un film di Andrés Wood)

 

Cinema    Da vedere*

 

GRAZIE ALLE VITA….

Locandina Violeta Parra - Went To Heaven

 

“Violeta Parra, went to heaven”, un film di A. Wood

 

I film biografici sono interessanti quanto le persone che raccontano e non è facile realizzarne di equilibrati: si rischia il santino roboante del personaggio famoso, o si diventa evasivi e superficiali se predominano l’ansia della correttezza e la paura di offendere qualcuno. Il regista Andrés Wood non ha corso nessuno di questi rischi con Violeta Parra Went to Heaven, tratto dalle memorie del figlio dell’artista cilena, Angel Parra, cantante come la madre e la sorella. All’idealizzazione di una donna tanto importante per la cultura del suo paese, si sostituisce la voglia di scoprirla attraverso le sue parole e le sue azioni, senza la pretesa di svelarne il mistero.

In un silenzio sospeso e quasi totale, rotto soltanto da un ritmico cigolio, un occhio ci osserva, in primissimo piano. E’ l’immagine di apertura del film, che torna a chiudere il cerchio alla fine, quando sappiamo a chi appartiene quello sguardo. In una narrazione non lineare, che chiede la nostra partecipazione, ci viene presentata questa donna brusca e forte, orgogliosa del suo sangue indio, capace di sopravvivere a un’infanzia di miseria e di affermare la sua visione poetica e artistica. Le canzoni di Violeta, quelle più personali, nate dalle sue spesso tragiche esperienze, accompagnano i momenti più significativi della sua vita, raccordati da una lunga intervista televisiva in cui l’artista si racconta, rispondendo con spirito e autoironia alle domande anche indiscrete del giornalista.

Violeta è la voce del popolo, che lei raccoglie nelle campagne sul suo magnetofono, perché una tradizione orale tanto ricca non vada perduta. Violeta è l’America del Sud, un paese povero e tormentato ma ricco di speranza, è la madre tenera, capace però di lasciare a lungo i figli ancora piccoli. Violeta è l’amante appassionata, la donna che si sa brutta, col volto segnato dal vaiolo, ma che suscita ed esige l’amore e vuole trasformarlo in possesso. Violeta è la prima ad esporre i suoi arazzi alla Galleria d’arte contemporanea del Louvre. Violeta è poetessa, compositrice, organizzatrice instancabile. E’ brusca e dolce, ingiusta e intrattabile, stanca e sofferente. E’ orgogliosa e non accetta la pietà di nessuno, ma si umilia supplicando Gilbert Favré, il giovane musicista svizzero che ama e che probabilmente non la merita.

E’ una donna davvero grande, nel bene e nel male, quella che emerge da questo affresco, una voce a tratti furibonda e colma d’invettive che scaturisce dalle profondità di un dolore che lacera un animo ipersensibile. Fino a quel colpo di pistola che nel 1967 chiude il suo percorso umano a soli 50 anni, quando la depressione per il fallimento della sua Università del Folclore e della sua vita amorosa la spingono, forse impulsivamente, a un gesto irrimediabile.

Viene da pensare che in fondo il destino le abbia risparmiato, da lì a poco, la sofferenza di vedere le menti migliori della sua generazione cadere sotto i colpi feroci della dittatura, come l’uomo che ne raccolse l’eredità, il cantautore Victor Jara, ucciso dalle torture nello stadio di Santiago del Cile. Ma neanche questo ci consola: quando un cuore tanto ricco si sottrae al mondo, il mondo diventa più povero.

Violeta Parra Went to Heaven ha commosso e convinto la Giuria del Sundance Film Festival che l’anno scorso gli ha assegnato il suo Gran Premio. Oggi arriva nelle sale e ci offre un’occasione unica per scoprire o riscoprire l’autrice di canzoni tanto belle e famose, come la struggente “Graçias a la vida”, che scorre sui titoli di coda e tutto sembra fuorché il testamento di una prossima suicida. Se dopo la visione di questo film sembra di conoscere Violeta è anche grazie alla straordinaria Francisca Gavilàn, che ne indossa letteralmente la pelle, suonando e interpretandone con grande bravura le canzoni e riportando in vita questa donna impetuosa come una tempesta, sconfitta da un pallido raggio di sole incapace di riscaldarne l’anima(*comingsoon)

Autore: admin

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