Francesco NICOLOSI FAZIO- L’eredità di Brando (Russel Crowe e Superman)


Premonizioni

 

 

L’EREDITA’ DI BRANDO

 

Russel Crowe e Superman

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Tra le poche caratteristiche che mi accomunano ai “critici” c’è quella di non leggere quasi mai  le altrui critiche, siano esse teatrali che cinematografiche. Pertanto può capitare che alcune idee o sensazioni, che ritengo originali, sono magari trite e consuete, perché dominio della critica di altre (più blasonate) testate.

In tempi non sospetti, a commento dell’interpretazione di Russel Crowe in “Master and Commandant” (2003 ) ponevo a confronto questo attore con  Cloney; quest’ultimo dichiarava la sua intenzione di essere l’erede cinematografico di Spencer Tracy (con alterne fortune) mentre individuavo in Russel l’erede (non dichiarato) di Marlon Brando. Non so quanti critici (e non) mi hanno preceduto in questa considerazione.

Un lieve brivido di commozione ha preso forma nell’ascoltare una intervista a Crowe rilasciata dalla nostra Taormina, località che tengo costantemente sottocchio, ma dall’altra parte del golfo di Catania. In occasione dell’interpretazione di Jor El (il padre naturale di Superman) nell’ultima trasposizione filmica del fumetto; per gli addetti ai lavori è stato d’obbligo porre il paragone, non irriverente, con il grande interprete dello stesso ruolo in altra pellicola: Marlon Brando. Fin qui nulla di eccezionale, in quanto queste considerazioni sono pressoché doverose in tali circostanze.

Ma ecco che dall’intervista al bravo attore australiano esce fuori un evento misterioso e straordinario. Crowe racconta che, dopo la morte di Brando, fu ritrovata, dentro un libro, una lettera del grande attore indirizzata proprio a Russel, una sorta di testamento cinematografico che il “destino” ha voluto trasmettere al “destinatario”. In sostanza chi ha individuato in Crowe l’erede di Marlon Brando ha avuto una forte conferma, postuma, dal diretto interessato.

Soddisfazioni a parte mi è doveroso però considerare che, non conoscendo il testo di tale affascinante e certamente “letteraria”missiva, tante sono le eredità che un artista come Marlon Brando ha potuto lasciare a noi sopravvissuti. Mi riferisco alle battaglie libertarie in difesa dei diritti civili e delle minoranze, che lo portarono a soffrire di un vero e proprio ostracismo da parte del corrotto “star sistem” di Hollywood. Tirarono fuori il grande attore dall’esilio cinematografico due registi italiani Bertolucci con “Ultimo tango a Parigi” e  Folco Quilici con “Queimada” Ma fu sempre dura. Lo stesso Brando raccontava ad Oliver Stone, per metterlo in guardia, che i servizi segreti statunitensi introducevano piccole dosi di veleno nei cibi che Marlon mangiava, al fine di ridurre la sua pericolosità politica. Anche per questo motivo il nostro si trasferì a Tahitj, vivendo ben difeso dalla polizia francese.

Il nostro romanticismo politico ci fa sognare che Russel Crowe possa un giorno rendersi conto che viviamo in un mondo ancor peggiore di quello dei tempi in cui il giovane Mralon Brando rinunciava al suo mondo dorato, per unirsi alle lotte dei più deboli. Oggi è molto peggio in quanto non c’è più neanche la lontana speranza di un cambiamento.

Marlon Brando ci manca, anche per questo, in tal senso la sua è una eredità perduta.

Autore: admin

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