Caterina BARONE- I Teatri del Sacro (note sulla rassegna di Lucca)

 


I Teatri del Sacro


DA TESTORI IN POI

foto Ufficio Stampa

Note sulla recente rassegna di Lucca

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Uno spazio per riflettere sui temi del sacro declinati sotto molteplici prospettive. Offre questa opportunità in un contesto di accoglienza e di grande apertura il festival “I teatri del sacro” a Lucca, una settimana di spettacoli (dal 10 al 16 giugno) a ingresso libero che radunano un pubblico composito, dall’ambito clericale a quello laico, col desiderio di confrontare sensibilità e opinioni diverse senza prese di posizione pregiudiziali. Argomenti profondi, quelli sul tappeto, spesso scomodi e urticanti come le tematiche proposte da “Passione”, lo spettacolo di Daniela Nicosia che ha curato regia e adattamento teatrale (in maniera incisiva e rispettosa) del romanzo di Giovanni Testori Passio Laetitiae et Felicitatis. Una produzione Tib Teatro, I Teatri del Sacro, Fondazione Teatri delle Dolomiti.

Felice la scelta dei due interpreti: Maddalena e Giovanni Crippa, fratelli nella vita, diventano fratelli anche sulla scena interpretando con forza autentica la vicenda di amore e morte, carnalità e spiritualità, fede e blasfemia che innerva il racconto testoriano col suo impasto linguistico denso e di inimitabile originalità. Il percorso fisico e spirituale compiuto da Felicita lascia dietro di sé una scia di questioni destabilizzanti: dall’amore incestuoso per “il Dori”, irrisolto e infranto dalla morte di lui; all’innamoramento per il Cristo, nella cui figura martoriata la protagonista vede un’immagine del fratello, in una dissacrante “duità” tra figura umana e figura divina; all’amore omosessuale e travolgente per la giovane novizia che sfocerà in tragedia.

Non ci sono ridondanze nello spettacolo: tutto è essenziale e carico di senso, a partire dallo spazio scenico dove due corde pendenti dall’alto inquadrano sul fondale nero i protagonisti e al tempo stesso movimentano una sorta di pedana a due bracci che in ultimo si riveleranno essere quelli di una croce. Così le musiche non sono di commento all’azione, ma intervengono ad alleggerire il racconto o a segnarne i picchi in maniera potente come accade con il Dies Irae di Verdi e la Lacrimosa di Mozart che chiude la vicenda.

Di spessore anche lo spettacolo di Carmelo Rifici, Chi resta, produzione Proxima Res, Teatri del Sacro, costruito su cinque drammaturgie di diversi autori: Roberto Cavosi, Angelo Demattè, Renato Gabrielli, lo stesso Rifici e gli attori di Proxima Res. Tutte le storie ruotano intorno al tema del dolore per la perdita violenta di una persona cara per strage di stato o per mano della mafia o del terrorismo. Nato da lunghi mesi di lavoro incontrando e parlando con i parenti degli uccisi, lo spettacolo si interroga sulla possibilità del perdono, sulla sete di giustizia di chi resta, sul confronto tra vittime e carnefici. Di rilievo la drammaturgia fisica disegnata da Alessio Maria Romano. Lo spoglio allestimento è di Margherita Baldoni, le luci di Matteo Crispi. Una performance efficace nella sua asciuttezza.

Una prova di attrice di alto livello sebbene ancora raggelata da un ricercato tecnicismo, destinato sicuramente a sciogliersi in una maggiore emozione nel corso delle repliche, è In canto e in veglia, un monologo dove Elena Bucci interpreta lo strazio di chi è ferito nell’anima, quasi incredulo, per la scomparsa di una persona vicina. È il rievocare i riti collettivi dell’elaborazione del lutto, il ripercorrere il passato, il dialogare con i morti lontani e vicini in un’atmosfera sospesa tra sonno e veglia, tra canto e racconto. Suggestive le musiche con interventi elettronici dal vivo di Raffaele Bassetti e il disegno delle luci di Loredana Oddone, valorizzato dall’ambientazione nella chiesa di san Giovanni.

Autore: admin

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