Rosario CROCETTA- Gay Pride a Palermo: non chiamiamole minoranze




Gay Pride a Palermo


NON CHIAMIAMOLE MINORANZE

  • Comune di Palermo

Problemi  di fondo sono ancora ignoranza, testardaggine, pregiudizio


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Non nascondiamolo: il fenomeno dell’intolleranza e della discriminazione nei confronti degli omosessuali esiste. Esiste  oggi, nel 2013, esiste in una società moderna. Si presenta  nella vita quotidiana, in mille episodi in chiaroscuro, in modo strisciante. È sbagliato pensare, però, che esso riguardi le classi sociali meno colte, o che sia maggiormente avvertito al Sud rispetto alle aree geografiche più sviluppate. Anzi, probabilmente è vero il contrario.

Quando si pensa a omosessuali come me, che hanno scalato qualche gradino nella scala sociale e politica, si immaginano magari persone che non vivono il problema del pregiudizio. Non è così. E lo dico anche alla luce della mia recente esperienza politica da presidente della Regione Sicilia, lo dico pensando a una campagna elettorale nella quale ho dovuto difendermi da continue aggressioni alla mia privacy. Specialmente i giornali del Nord non hanno fatto altro che occuparsi non dei miei programmi, ma di chi fossi, di cosa facessi della mia intimità. Sono stato sottoposto a un’attenzione morbosa circa i miei voti di castità. Ho avuto la malaugurata idea di mutuare un motto sugli inglesi («niente sesso, sarò presidente») e sono stato travolto.

Qualche volta ho riso, altre mi sono arrabbiato di brutto. Il pregiudizio verso l’omosessuale, a volte, è diventato un’arma per screditarmi, un mezzo di attacco politico. È successo anche di recente, quando un giornalista che mi contestava solo il fatto di sostenere Enzo Bianco, ha strumentalizzato una mia frase («Oggi sono catanese») per giungere a una sua verità: «Crocetta ama Catania perché gli ricorda le allegre scorribande notturne della sua gioventù», ha scritto. Ora, a parte il fatto che io ho sempre dichiarato la mia omosessualità e non ero il ragazzo di paese che andava in città a liberarsi, questo episodio rivela come un gay, anche in politica, deve difendersi non solo dai fatti ma pure dalle insinuazioni. Senza vittimismi, per carità. Ma sono stanco di dovere rispondere dell’esistenza o meno di un compagno: se ce l’avessi lo tutelerei con il silenzio.

Hanno addirittura inventato una mia relazione con Antonio Presti, amico da una vita. Sia chiaro: la gente in Sicilia è più matura della propria classe dirigente, del giornalismo, della politica: il caso delle assenze del Pd a Palermo in occasione del voto sulle unioni civili lo dimostra. Io, con discrezione, ho vissuto la mia omosessualità circondato da rispetto, se non da affetto, anche a Gela, profondo    Sud.

E oggi, col Pride, parte uno straordinario messaggio di civiltà da questa terra. Bisogna conoscere bene la Sicilia, la sua straordinaria modernità, l’umanità e il rifiuto di ogni intolleranza che si coglie anche nel linguaggio: noi non conosciamo la parola “straniero” ma diciamo “forestiero”. Analoga apertura non si ravvisa sempre in altre regioni. Ricordo che quando ho nominato nel gabinetto dei Beni culturali Marina La Farina, bravissimo architetto ed esponente dell’Arcigay di Catania, ho ricevuto una lettera indignata di un’eurodeputata della Lega. Ma che c’entrano i gusti sessuali con la professionalità? Qui, per fortuna, c’è un popolo che è più avanti dei partiti sulla questione dei diritti: a Sant’Agata la bella storia di un candidato sindaco gay, Michele Sallo, è stata strumentalizzata dalla destra. Questa frangia retriva ha avuto il benservito perché la gente ha scelto

Michele che è diventato sindaco. Ecco, il Pride in Sicilia potrebbe essere la festa di libertà di Michele come di Marina, di questi piccoli eroi di un quotidiano che cambia la storia. Una festa non solo dei gay, ma di tutte le minoranze. Mi piace definirla così. E sono davvero contento.


*Ringraziamo Rosario Crocetta e il settimanale “A sud d’Europa”

Autore: admin

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