Federico GIRONI* – Bomba o non bomba… (“Il fondamentalista riluttante”, un film di M. Mair)

 

 

Lo spettatore accorto*

 

BOMBA O NON BOMBA…

Locandina Il fondamentalista riluttante

 

Mira Nair dirige  “Il fondamentalista riluttante”

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Sopresa!   Esistono pakistani (e, in senso ampio, musulmani) che non sono terroristi; ed esistono statunitensi che non sono arroganti imperialisti.
E, se si dialoga, tra i rispettivi fondamentalismi esiste una terza via, anche se le incomprensioni sono sempre dietro l’angolo.
In sintesi, nemmeno troppo estrema, è questo che racconta, nei suoi 128 minuti di dilatatissima durata, Il fondamentalista riluttante.

Per l’adattamento del best seller di Hamid Mohsin, era sulla carta ideale la scelta di una regista come Mira Nair: non per valori artistici, quanto per la sua provenienza culturale, la sua integrazione nel mondo occidentale, per l’aver raccontato una storia per alcuni versi simile a questa nel corto che componeva il collettivo 11 settembre 2001.
Ma, per dirla tutta, e per tornare ai valori artistici, le possibilità che, nelle sue mani, Il fondamentalista riluttante si trasformasse (?) nel pamphlet soft, retorico e consolatorio che è erano altissime. E, almeno questa volta, la maggioranza ha avuto ragione.

Girato in parte come fosse un thriller alla Spy Game, in parte come un dramma amoroso patinato e ridondante (sono insopportabili le parti con una bolsa e indisponente Kate Hudson), il film di Nair si limita a raccontare il lato oscuro del Sogno Americano, le spinte verso i fondamentalismi causate da razzismi, paure e imperialismi, la forza cattiva del pregiudizio che acceca e quella buona del dialogo che apre gli occhi. Tutta roba meritoria, ci mancherebbe. Ma l’assenza di un qualsivoglia tentativo di approfondimento serio e politico sulle questioni spinose che tutt’ora dividono e insanguinano il mondo sarebbe stato più che apprezzabile.

Sarebbe stato necessario se si voleva fare del film qualcosa di più di un facile smacchiatore per le coscienze sporche di entrambe le fazioni, ma soprattutto per quelle di una borghesia occidentale e pseudo-intellettuale (quella incarnata in questo caso perfettamente dal personaggio della Hudson) che aspira ai quei facili buoni sentimenti che gli permettano di non mettersi mai veramente in discussione.(*comingsoon)

Autore: admin

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