Franco LA MAGNA- 50 anni dal ‘Gattopardo’ di Visconti

 

 

 

Anniversari


50 ANNI DAL ‘GATTOPARDO’

Mezzo secolo fa irrompeva, su grande schermo, il  capolavoro di Visconti

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Da oltre sessant’anni si discute sull’indefinibile natura del romanzo; da circa mezzo secolo sulla  mutilazione temporale  arrecata al film da Visconti. E la disputa esegetica dura tuttora.  Il Gattopardo è un romanzo storico, metaforico, mitologico, allegorico, metafisico?  Disseminato di più o meno celati riferimenti agli anni ’30 (l’autore, Giuseppe Tomasi di Lampedusa – rampollo dell’antica famiglia aristocratica dei principi di Lampedusa, duchi di Palma e di Montechiaro – dopo l’approvazione delle leggi razziali nel ’38 diventerà antifascista), mitologico-allegorici (tra i tanti, il principe don Fabrizio è descritto, ricorda Silvano Nigro, come un  Ercole farnese , simbolo delle virtù eroiche dei Borbone), storici (il veloce passaggio di Garibaldi, che con una sola vera battaglia – Calatafimi – sbaraglia l’esercito borbonico in Sicilia), metafisici (la ricerca d’una regione di  perenne certezza), l’opera sembra intenzionalmente costruita per sfuggire a corrive catalogazioni. E pretestuosa, dal punto di vista editoriale, appare l’infinita polemica con Vittorini, che coerentemente ne rifiuta la pubblicazione ponendo un veto ideologico, vista la ‘militanza’ della collana da lui diretta ( I Gettoni  di Einaudi).

A fronte dell’opera letteraria, la rivisitazione storica risorgimentale compiuta dal Gattopardo di Luchino Visconti (uscito nelle sale il 26 marzo 1963), giunge nel panorama filmico italiano apparentemente come un fulmine a ciel sereno in mezzo a tanta commedia, film ‘peplo’ e crescente comicità demezial-vacanziera. In realtà Visconti sposta ancora più indietro le lancette della storia, rispetto alla rinnovata crescita d’attenzione alle troppo presto obliate tematiche resistenziali, entrate perfino nell’ottica della commedia.. Maestoso, sontuoso, quasi tattile affresco del periodo risorgimentale, con Il Gattopardo Visconti affronta gl’irrisolti temi del penoso e contorto processo unitario nazionale, insieme al  malinconico tracollo dell’antica aristocrazia legittimista di fronte all’ascesa di un nuovo, spregiudicato e corrotto, ceto politico dirigente nato dal compromesso e già affetto da inguaribile tartuferia.  Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi , la celeberrima frase dell’astuto e avveduto nipote del principe di Salina, Tancredi, riassume il senso del trapasso da uno ad altro periodo storico, individuando il nucleo dell’aberrante costante della storia siciliana.

Dopo aver definito reazionario  il romanzo  a dieci anni dai suoi primi commenti, Sciascia era costretto ad aggiungere che “In un punto il Principe di Lampedusa aveva avuto purtroppo ragione e non torto: che in effetti la costante della storia siciliana (e si può dire della storia nazionale) è il cambiar tutto per non cambiare niente. Questa profezia che allora mi irritava ora in un certo modo mi affascina come tutte le cose fatali, inevitabili; e dolorosamente mi affascina”(Melo Freni, “Leggere il Gattopardo”).

Ma come aveva già fatto con La terra trema (1948), spezzando il cupo fatalismo verghiano con l’applicazione di un impianto ideologico di derivazione gramsciana, Visconti costruisce lo sfarzoso Gattopardo ancora sulla tesi gramsciana del Risorgimento come rivoluzione mancata, accordo scellerato tra aristocrazia declinante e rapace borghesia agraria (che sognava l’imprimatur del  sangue blu  e s’inventava discendenze patrizie, come fa penosamente don Calogero Sedara), avverso le secolari rivendicazioni contadine riaccese dal passaggio di Garibaldi e subito deluse. Di contro, estetismo, decadentismo, intimismo, ossessiva presenza della morte, acclarano la ‘sintesi paradossale’ di un film commercialmente fruttuoso (circolò nelle sale per 3 anni e mezzo) e tuttavia talmente dispendioso da provocare il momentaneo tracollo della Titanus, costretta per qualche anno ad una produzione di  b-movies  e poi risorta a conferma delle straordinarie capacità imprenditoriali di Goffredo Lombardo.

Scenograficamente  abbagliante, rivisitazione spettacolosa dell’infelice universo ‘siceliota’, Il Gattopardo getta (con l’apporto di una mai celata cultura figurativa) uno sguardo  privo di illusioni  aristocratico e distaccato, sui vincitori visti come caricature dell’ideologia, miserabili raffigurazioni di camarille e tartufi, svelando un corposo  disprezzo del presente  estraneo ad ogni dialettico movimento della storia. Giuseppe Tomasi di Lampedusa…fu cambiato tutto, fece dire ad uno dei personaggi del suo racconto, per non cambiare nulla. Ma di vero in questa frase c’è solo la suggestione letteraria. Quanto al resto è una interpretazione metodologicamente sterile, improduttiva di conoscenza, anzi distorsiva della realtà (F. Renda). Grande il cast per uno dei più grandi film mai prodotti: Burt Lancaster (principe don Fabrizio di Salina), Alain Delon (Tancredi), Claudia Cardinale (Angelica), Rina Morelli (principessa di Salina), Serge Reggiani (Ciccio Tumeo), Romolo Valli (padre Pirrone), Lucia Morlacchi (Concetta), Pierre Clémenti, Giuliano Gemma, Mario Girotti (Terence Hill), Maurizio Merli, Lou Castel, Ottavia Piccolo.

Singolare la scelta del regista milanese di operare una radicale elisione di tutta l’ultima parte del romanzo – che ha termine nel 1910, anno in cui si estingue la dinastia dei Salina e  tutto trova pace in un mucchietto di polvere livida  Viceversa, il film chiude nel 1862 con il grande ballo organizzato a palazzo Ponteleone, spettacoloso suggello dell’accordo tra aristocrazia latifondista e retriva borghesia isolana (storicamente entrambe colluse con la mafia) e placet ‘piemontese’. Soppressione, dunque, proprio di quegli ultimi capitoli che Tomasi di Lampedusa considerava la chiave di lettura del libro. Nel 2002 il regista siciliano Roberto Andò ha girato Il manoscritto del principe,  reinvenzione degli ultimi quattro anni di vita dello scrittore palermitano, che racconta l’infedeltà del maestro nei confronti dell’allievo “non aristocratico”.

Autore: admin

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