Luana BOMBARDI- A new adventure (M. Bourne ‘rilegge’ “La bella addormentata”)

 

La danza


A NEW  ADVENTURE

Bourne 2

Ravenna Festival, Matthew Bourne ‘rilegge’ “La bella addormentata”

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Mancava solamente il remake della Bella addormentata al britannico Matthew Bourne per completare la sua trilogia dedicata al genio compositivo di Cajkovskij, dopo un inedito Schiaccianoci ambientato in un orfanotrofio di dickensiana memoria – Nutcracker!, del 1992 – e, soprattutto, dopo un celeberrimo Lago dei cigni singolarmente popolato di soli cigni maschi e presto entrato a pieno titolo fra i classici della modernità.

Indimenticabile l’interpretazione di Adam Cooper – poi riproposta brevemente anche nel film Billy Elliot, che ritrae il danzatore, splendido e aitante cigno bianco, nel backstage di un teatro prima di un salto-entrata in scena mozzafiato – in quella produzione storica, dal fascino magnetico e dal cast eccezionale. Swan Lake, del 1995, resta la prova più evidente del particolare talento narrativo (e reinterpretativo) del coreografo e metteur en scene inglese, capace di immaginare una Sylphide fra i fumi delle ciminiere di Glasgow (Highland Fling), una Cenerentola fra i bombardamenti aerei di una Londra devastata dalla seconda guerra mondiale, così come di affrontare il grande repertorio tardo-ottocentesco, seguendo una naturale inclinazione per il recupero e il rinnovamento della tradizione.

Dunque, non sorprende che Bourne abbia inteso cimentarsi, una volta di più, in un’operazione particolarmente ardita: quella di approntare una propria versione della Bella addormentata – vista all’Alighieri nell’ambito di Ravenna Festival; un’esclusiva per l’Italia che ha registrato il sold out con oltre cento repliche nella sola Londra – profilatasi, del resto, quale logica conclusione di un percorso intrapreso oltre vent’anni fa con Nutcrackers!. Un classico, quello ispirato alla fiaba di Perrault, comparso nell’ultimo decennio del XIX secolo, con le coreografie di Petipa, assai rischioso da trattare, non meno del Lago dei cigni, per l’aura di sacralità che lo circonda. Con l’intento anche di celebrare i venticinque anni della fondazione della Adventures in Motion Pictures e della New Adventures, le sue compagnie teatrali, Bourne vi si è accostato ben consapevole della difficoltà del compito e dell’entità della sfida. Si trattava di rivisitare un balletto che è l’apoteosi della danza accademica, un modello di eccellenza e perfezione, una pregevole testimonianza dell’altissimo livello tecnico raggiunto dalla danse d’école in secoli di storia.

Nell’offrire questo suo ulteriore omaggio a Cajkovskij, ispiratogli da una visita alla residenza di campagna del compositore russo a Klin, nei pressi di Mosca, Bourne ambienta la sua Bella in tempi diversi, con un primo atto che si svolge nel 1890 (l’anno del debutto del balletto originale), un secondo ambientato nel 1911 (al compimento del ventunesimo compleanno di Aurora), un terzo nel 2011 (al risvegliarsi della dormiente dopo i cento anni di sonno incantato),  sino ad un quarto che colloca l’azione nel presente (e cioè “ieri”, il giorno in cui la giovane si sposa). L’allestimento, non privo di humour, catalizzante per originalità di soluzioni, quanto grandioso per décor e costumi, presenta una trama potentemente suggestiva, che si rifà liberamente alla fiaba di Perrault, ma si richiama anche a Rosaspina dei fratelli Grimm e al noto film d’animazione di Walt Disney. Nel riflettere sulle diverse versioni e sul senso dei vari accadimenti della storia, Bourne è pervenuto alla messa a punto di un allestimento gotico intensamente surreale. Ecco, così, che la classica e leggiadra Fata dei Lillà, il cui provvido intervento salva la protagonista dal maleficio mortale della cattiva Carabosse, si tramuta nel vampiresco Conte dei Lillà. Sovrano e guida di esseri fatati che sopraggiungono come volando – scivolano sulla scena grazie all’utilizzo di tapis roulant – è una sorta di Oberon in versione dark, una figura positiva ma appartenente all’oltremondo oscuro.

La stessa Carabosse, straordinariamente simile alla Malefica di Disney, nei modi, nel trucco, nelle smorfie spaventevolmente caricaturali, nella studiatissima mimica del volto, specchio di un’anima corrotta e demoniaca, la cui ombra si staglia possente e minacciosa in apertura, con ali sataniche e con un bebè fra le braccia – la piccola e turbolenta Aurora, che Bourne immagina donata proprio dalla perfida maga ai reali (e irriconoscenti) genitori incapaci di concepire – assume un aspetto oltremodo terrificante e trova un corrispettivo di malvagità nello spietato e vendicativo figlio Caradoc; un personaggio che il soggetto originale non contempla.

Superba, come di consueto, la componente scenografica di Lez Brotherson, fondamentale per la resa delle diverse atmosfere e delle diverse epoche in cui, in perfetta armonia con la bella partitura di Cajkovskij, ma in un contesto – come sempre in Bourne – squisitamente anglosassone, la danza si dipana. Come la stanza vittoriana del primo atto, con i suoi pesanti e lussuosi tendaggi, in cui la neonata Aurora – una bambola mossa con bacchette da abili marionettisti mimetizzati da abiti scuri – assiste, ignara, ai vari accadimenti che decideranno delle sue sorti. Il cielo immenso, la notte illuminata da una gigantesca luna piena. Un’ampia vetrata sull’universo infinito, dalla quale entrano, con candelabri in mano, benevoli esseri sovrannaturali. Fra loro è il Conte dei Lillà che ricompare poi per trasformare il maleficio di Carabosse nel lunghissimo sonno tradizionalmente interrotto da un bacio d’amore; un incantesimo che, spezzandosi solo in un lontano futuro, è teatralmente tradotto, con straordinaria efficacia, nell’immagine di una coppia – Aurora adulta e il suo innamorato – con il volto coperto da una maschera neutra che ne annulla i tratti.

Non meno attraente è l’atto successivo che, in pieno periodo edoardiano, con gentiluomini e dame vestiti di bianco, tennisti ed eleganti signore con ombrellino, e con  meravigliose danze di coppia in ensemble, ritrae Aurora, nel fiore degli anni, festeggiata nel giardino – con roseto e statua alata – di una lussureggiante tenuta di campagna, sul meraviglioso sfondo di un tramonto rosato; atto in cui il celebre Adagio della Rosa, che nella versione classica vede la protagonista in attitude, in perfetto equilibrio su una punta, attorniata da quattro pretendenti, trova ideale traduzione in un passo a due con panchina, giocoso e solare, eseguito da una scalza ed esuberante principessa in boccio con il suo giardiniere; colui che, a lei devoto sin dall’infanzia, diverrà suo marito; altro personaggio di pura invenzione per rendere funzionale la narrazione.

L’ingresso al garden party di Caradoc, giunto con la sua rosa nera per rendere effettiva la maledizione della deceduta madre Carabosse e che nell’atto finale tenterà invano di uccidere Aurora con un pugnale alato, nel corso di un sabba svolto in un locale dei nostri giorni, con convitati scatenati nelle danze, dalle movenze frenetiche, mascherina sul viso ed eleganti mise in rosso e nero, fa pensare al sopraggiungere dello sconosciuto cigno nero al ballo di palazzo di Swan Lake; al potere di un bel tenebroso che, nascondendo la sua identità, perpetra il suo inganno con la seduzione, sebbene in modo più mirato e meno plateale di quanto succede nel Lago.

Solo che qui, in questo Sleeping Beauty – sottotitolato A Gothic Romance (“un racconto gotico”), dall’intreccio complesso, accompagnato dalla proiezione di grandi didascalie illustrative degli eventi– il male non riesce a trionfare e il lieto fine giungerà a suggello di un racconto in danza ricco di inventiva. Fluttuante nella “terra dei sonnambuli” nel terzo atto, con la regale dimora occultata da un imponente cancello e circondata da una foresta d’alte betulle senza chioma, con lanterne affisse su lisci ed esili tronchi – altra scena di grande suggestione – Aurora si risveglierà grazie al bacio del suo innamorato-vampiro sopravvissuto per cento anni perché divenuto immortale. Anch’ella passerà così dalla dimensione del reale a quella del sovrannaturale, dal sonno al risveglio a un’inattesa rinascita come essere alato dell’oltremondo. Tale è la conclusione di uno spettacolo emozionante e sapientemente strutturato, dedicato dal suo autore alla memoria del compositore della musica che ne ha ispirato la creazione.

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Ravenna Festival 2013  Teatro Alighieri 30, 31 maggio, ore 21 –1, 2 giugno, ore 15.30 e ore 21

A New Adventures Production

MATTHEW BOURNE’S SLEEPING BEAUTY

A Gothic Romance

musica Pëtr Il’ic Cajkovskij, direzione e coreografia Matthew Bourne, interpretazione New Adventures Company, scene e costumi Lez Brotherston, luci Paule Constable, suono Paul Groothuis, direttore artistico associato Etta Murfitt, coreografo associato Chris Marney

Prima mondiale ottobre 2012 Spettacolo in esclusiva per l’Italia in collaborazione con ATER

Autore: admin

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