Franco LA MAGNA- Ombre ed orme di Rossellini (“Anna, Teresa e le resistenti”, un film di M. Scarfò)



Il cinema invisibile


OMBRE ED ORME DI ROSSELLINI

Anna Teresa Rossini

“Anna, Teresa e le resistenti”, un film di Matteo Scarfò

****

Tornare oggi sulle tematiche resistenziali – uno degli argomenti (insieme al  Risorgimento) più ostracizzati, marginalizzati e boicottati del cinema italiano – non è scelta da poco conto. Ne sanno qualcosa Mino Argentieri e Ansano Giannarelli (deceduto nel 2011) “costretti” a trasformare “Resistenza, una nazione che insorge” (prodotto ed editato dalla “Unitelefilm” nel 1975), visto il totale disinteresse di cinema e televisione alla riproposizione del film sceneggiato dallo stesso Argentieri e diretto da Giannarelli, in un libro suddiviso in cinque parti ed editato da “Città del Sole” (“Resistenza. Una nazione che insorge”, Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, 2012, pp.264, euro 20,00). Se poi, addirittura, l’attenzione si sposta verso le migliaia di donne italiane, al contempo eroine e vittime della Resistenza, ci si trova di fronte ad un vero e proprio processo di rimozione collettiva della memoria storica, che ha quasi del tutto obliato l’impressionante numero di partigiane coinvolte nel più grande e spontaneo movimento di sollevazione popolare che l’Italia abbia conosciuto nel corso della sua storia: 35.000 partigiane, 20.000 patriote, 70.000 iscritte a gruppi di difesa, 4653 arrestate e torturate, 2750 deportate, 512 commissarie di guerra, 16 medaglie d’oro, 17 medaglie d’argento, 2900 fucilate o cadute in combattimento.

Questi dati sconvolgenti si leggono nelle note di regia diffuse dal calabrese Matteo Scarfò – giovane regista autodidatta, sceneggiatore, montatore e addetto alle riprese, già autore di cortometraggi, documentari e videoclip – che utilizzando la tecnica del teatro cinematografico ripropone la vicenda dell’uccisione di Teresa Gullace (assurta a simbolo della Resistenza delle donne romane, alla quale Rossellini si ispirò per il suo capolavoro “Roma città aperta”, 1945) nel film “Anna, Teresa e le resistenti” (2010), distribuito in dvd dall’associazione “Libera” (che da anni continua a portalo in giro per il paese) e già onusto di lusinghieri riconoscimenti, ottenuti anche fuori dall’Italia. Proiettato a Catania, al CineTeatro Alliata, alla presenza del regista e dell’attuale Presidente dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani Italiani) Santina Sconza, intervenuta nel dibattito, “Anna, Teresa e le resistenti” narra in parallelo tre storie: quella del soldato Joe (Nicky Mancuso), un italo-americano che torna nei luoghi bellici a ritrovare la memoria offuscata di quei giorni e delle sue origini; quella dell’attrice protagonista del film Anna Magnani (Antonella Civale), della quale si narrano brevi episodi di vita vissuta con il marito Goffredo Alessandrini ed altri personaggi del mondo dello spettacolo (Alberto Sordi, Massimo Serato, Tino Scotti, Luchino Visconti, Gigetta Primavalle, Mario Fiorentini, tutti interpretati da giovani attori teatrali); e infine quella di Teresa Gullace (Patrizia Furfaro), barbaramente e freddamente trucidata dai fascisti con un figlio in grembo mentre chiedeva che il marito, catturato e destinato alla deportazione, venisse liberato.

Con un’estetica minimalista, fatta drammatici primi e primissimi piani e pochi esterni, Scarfò (ora impegnato in un altro film da lui scritto e in un mediometraggio sul poeta della beat generation Gregory Corso) ricostruisce il clima allucinato di terrore diffusosi in Italia negli anni successivi al ‘43, opportunamente “coniugando” passato e presente (il soldato Joe cade ucciso dalla ‘ndrangheta insieme ad un cugino che si rifiuta di pagare il “pizzo”) e laddove la stessa Teresa diviene una sorta di “antesignana – ricorda ancora il regista – di un movimento migratorio di massa…che ha spopolato la Calabria lasciandola in mano alla criminalità organizzata”, alla quale non si è opposta una “resistenza collettiva”. Riprendere oggi tematiche apparentemente così lontane e perlopiù sconosciute alle giovani generazioni, attraverso il cinema che solo episodicamente in questi ultimi anni è tornato a parlarne (anche con discutibilissime opere “revisionistiche”, favorite da un clima politico reazionario), è dunque quasi un dovere dal quale non si può e non si deve derogare. Al contrario purtroppo di come avviene, dimenticando che nei valori espressi dalla Resistenza (alla quale il cinema italiano si è limitatamente accostato, ricorda Giannarelli, in due periodi storici: il dopoguerra e successivamente alla rivolta contro il governo Tambroni) va individuato il nucleo centrale dei quei valori più profondamente democratici senza i quali non può esistere alcuna libertà.

“C’ è una collimanza che indica come due momenti fondanti nella Storia nazionale abbiano stentato a innestarsi in un settore marginale della comunicazione di massa qual è stato ed è ancora il cinema…Non è insignificante – ha detto Argentieri nel corso di una serata promossa nel 2012 dall’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico per discutere il libro – la latitanza delle problematiche della Resistenza e del Risorgimento e dell’avventura fascista nella finzione cinematografica e televisiva…Là dove l’esiguità delle manifestazioni e delle espressioni diventa un annebbiamento, una limitazione del sapere, una elusione, una fuga che incrementano l’ignoranza e l’indifferenza, i nemici peggiori da cui difendersi”.                                                                                                        Interpreti: Nick Mancuso, Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossini (nella foto), Antonella Civale, Patrizia Furfaro, Antonio Tallura, Paolo Turrà e altri 30 giovani attori. Sceneggiatura e montaggio di Matteo e Giovanni Scarfò.
Direttori della fotografia: Leone Orfeo e Davide Manca. Musica: Giorgio Nottoli.

Autore: admin

Condividi