Franco La Magna-Fine di una dittatura (“No”, un film di Pablo Larrain)



Il mestiere del critico

FINE DI UNA DITTATURA

“No. I giorni dell’arcobaleno” (2012) di Pablo Larrain

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Teoria e tecnica della persuasione occulta, per quanto qui applicata per abbattere il regime di Augusto Pinochet, il dittatore cileno che – sulla scorta di pressioni internazionali – fu costretto ad indire nel 1988 un referendum sulla sua permanenza al potere. Contro ogni aspettativa, perfino della stessa opposizione democratica (democrazia cristiana, socialisti, comunisti) la vittoria andrà proprio a queste ultime e segnerà incredibilmente la fine incruenta della tirannia, iniziata con il colpo di stato militare nel 1973. “No. I giorni della primavera” (2012) chiude la trilogia sul potere del cileno Plablo Larrain (“Post mortem” e “Tony Manero”), ma il film (che molto piacerà ai persuasori occulti) va molto oltre la vittoria della democrazia in Cile, per segnare un epocale passaggio dai vecchi e obsoleti metodi di marketing a quelli più ambiguamente sottili d’una persuasione fondata sull’ottimismo, sulle promesse di felicità e di benessere (netta la correlazione con quel che è accaduto in Italia nel 1992), qui incarnati nel giovane talentuoso pubblicitario (con problemi sentimentali) René Saavedra.


Costui, dapprima recalcitrante al coinvolgimento diretto nella campagna per il “No” a Pinochet, imposta principalmente l’intera strategia (non senza resistenze da parte dei partiti liberali, che la vorrebbero invece fondata sulle nefandezze criminali commesse dal tiranno e dai suoi sgherri in stellette) sulle radiose speranze future d’un Cile affrancato e gioioso, prossimo all’arrivo della libertà (addirittura fisicizzata in un giovane scalpitante che, in campo lungo, s’avvicina alla m.d.p.). Dunque la comparsa d’un mondo nuovo senza più miseria, oppressione, paura, mostrato montando nei filmati (di durata 15’, questo il tempo massimo concesso) volti sorridenti, balli, canti, bimbi felici e interpolando (ma solo marginalmente e su pressione dei vecchi partiti) statistiche e testimonianze sulle torture, sui desaparecidos, sulle esecuzioni e le atrocità della brutale dittatura militare. Mentre la controcampagna di regime esalta il presunto raggiungimento d’una strabiliante modernizzazione e d’un benessere inventato, esibendo anche un Pinochet dal volto umano che stringe la mano ad uno sdoganatore d’eccezione,  Karol Wojtyla in missione di pace.


Girato in formato 4:3, qua e la volutamente sgranato, alternando spezzoni di filmati d’epoca e fiction, Larrain ricostruisce fedelmente l’atmosfera e il clima di quei giorni esaltanti, vissuti tra la paura d’una sempre incombente repressione e il sogno di liberazione, ma forse sbilancia troppo il peso sull’influenza (sicuramente notevole) che la propaganda del “no” ha avuto sulla fine della dittatura, sottovalutando l’ormai satura sopportazione del popolo cileno verso un regime che aveva già esaurito la sua deprecabile “funzione storica”, la riprovazione internazionale perfino degli stessi “redenti” Stati Uniti (che – sempre onnipresenti sugli scenari insanguinati del mondo –  aiutarono i generali nel colpo di stato contro il socialista Alliende, ucciso o suicida a seguito del golpe), ora – in lavacro di pentimento e (auto)assoluzione – coproduttori insieme alla Francia e allo stesso Cile. Il film chiude con un primo piano sul viso al contempo stupito (per la vittoria) e consapevole (dell’enorme potere persuasivo della pubblicità e dei media) di Saavedra. Interpreti:  Gael García Bernal – Alfredo Castro – Antonia Zegers – Marcial Tagle – Luis Gnecco – Diego Muñoz – Néstor Cantillana – Alejandro Goic – Jaime Vadell – Manuela Oyarzún

Autore: admin

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