Angelo Meli- La memoria: per Francesco Renda

 


La  memoria*


PER FRANCESCO RENDA

 

È morto stamane Francesco Renda, professore emerito di Storia moderna dell’università di Palermo. Lo storico si è spento nella sua casa nel capoluogo siciliano. Era nato a Cattolica Eraclea (Agrigento) 91 anni fa. I funerali laici si svolgeranno domani alle 11 nella sede dell’Istituto Gramsci, in via Paolo Gili 4, all’interno dei Cantieri culturali alla Zisa.

Comunista anomalo, «mai pentito», come si definì nella sua autobiografia pubblicata nel 2007, lo storico Francesco Renda  fu segretario della Cgil in Sicilia, docente universitario, parlamentare regionale per cinque legislature, senatore del Pci dal ’68 al ’72 e consigliere del Cnel.

La sua «anomalia» consisteva nell’esser comunista e crociano, convinto che Marx e il pensatore napoletano fossero «accomunati dalla filosofia della prassi». Con la Cgil inizia le sue battaglie per la lotta contro il latifondo e l’applicazione dei decreti Gullo, che assegnano alle cooperative le terre incolte.

Sul compromesso storico di Berlinguer, Renda, da studioso e militante, ha espresso il suo aperto dissenso: «Sarebbe stata una quarta fase del vecchio, un ritorno al ’44, alla svolta di Salerno, e non così plausibile da modificare la trentennale prassi che assicurava alla Dc di stare al governo e condannava il Pci all’opposizione».

Da sindacalista della Federterra, nel ’47, Renda avrebbe dovuto tenere il comizio a Portella della Ginestra, in occasione del primo maggio. Per un guasto alla moto arrivò in ritardo e invece della festa trovò l’inferno: Salvatore Giuliano e la sua banda avevano compiuto una strage sparando sui contadini. Quando capì che un gruppo di giovani stava organizzando l’assalto alle abitazioni di alcuni capi della mafia, li convinse a desistere: «Se lo avessero fatto – spiegò – invece che vittime, i manifestanti sarebbero stati indicati come autori delle violenze». Nonostante fosse un testimone di quella strage, al processo che si tenne a Viterbo, Renda non fu chiamato.

Oppositore del cosiddetto milazzismo (i governi regionali presieduti dal ’58 al ’60 dal democristiano dissidente Silvio Milazzo), Renda ha sempre sostenuto che quell’esperienza, «voluta da Emanuele Macaluso contro la linea di Girolamo Li Causi (allora segretario regionale del Pci), si chiuse un’epoca comunista iniziata nel ’44 e se ne aprì una nuova».

Numerosi i messaggi di cordoglio pervenuti alla famiglia. Primo fra tutti il capo dello Stato, Giorgio Napolitano:  «Apprendo con commozione la triste notizia della scomparsa di Francesco Renda – scrive -, intellettuale fortemente impegnato e profondo studioso della storia della Sicilia, che avevo avuto modo di conoscere in anni lontani e di apprezzare per il suo appassionato apporto alla vita politica e per la sua feconda attività parlamentare. Esprimo ai familiari tutti e a chi lo ha stimato le mie sentite condoglianze».

«I siciliani difficilmente dimenticheranno Francesco Renda, lo studioso appassionato di storia della Sicilia e del movimento contadino, movimento per il quale si battè personalmente in una fase importante della propria vita –  ricorda il presidente della Regione, Rosario Crocetta – . Si è speso per raccontare la storia della Sicilia che ha contribuito a creare, non solo con i suoi numerosi scritti ma con la sua partecipazione diretta alle lotte sociali e politiche degli anni ’40,’50 e ’60».   «Ho conosciuto personalmente Renda – aggiunge – Le prime volte che l’ho incontrato io ero un giovane della Fgci che appassionato ascoltava i suoi discorsi sui fasci siciliani, sulla rivolta di Portella della ginestra e sulla questione contadina mai risolta nel nostro Paese.

Ascoltavo il racconto intenso di un uomo, di uno storico, che partecipava alla storia del suo tempo, denunciando il rapporto scellerato che è sempre esistito tra una parte del sistema politico siciliano e il sistema parassitario mafioso. Un esempio per tutti i siciliani e per i giovani. Ci mancherà il suo sostegno e il suo supporto, la ricchezza del suo pensiero sempre in evoluzione. Ci staranno accanto i suoi libri e i suoi scritti, le sue testimonianze, ma ci mancheranno i suoi stimoli, l’elaborazione rapida delle sue analisi a cui ci ha abituati».

«Scompare un uomo che con la sua attività politica e sindacale e con la sua opera di studioso ha dato un grande contributo all’affermarsi di più elevati livelli di democrazia e di giustizia sociale in Sicilia», così il segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro, a nome di tutta la Cgil «ricorda e rende onore» allo storico Francesco Renda. «Renda è stato sindacalista della Cgil- aggiunge Pagliaro- politico, fine intellettuale e studioso del movimento contadino, storico della Sicilia attento alle dinamiche storico- sociali che hanno riguardato i più umili. Le sue analisi e la sua attività -sottolinea- sono state preziose per la Cgil e per tutti coloro che lottano per una Sicilia diversa, nella quale le idee di legalità , di emancipazione e di giustizia sociale siano quelle principali dell’agire di ognuno». Per Pagliaro dunque, «la morte di Renda lascia un vuoto.

 

*Angelo Meli, che ringraziamo, è direttore del settimanale A sud d’Europa, edito dal Centro Studi Pio La Torre

Autore: admin

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