Francesco Nicolosi Fazio- Teatro vita, morte e miracoli (“Capitan Fracassa” con Lello Arena. Teatro Stabile Catania)

 

 

La sera della prima

 

TEATRO VITA, MORTE E MIRACOLI.

“Capitan Fracassa”  Da Theophile Gautier e dai canovacci di Francesco Andreini.  Adattamento e regia: Claudio Di Palma  Scene e costumi: Dora Argento  Musiche Paolo Vivaldi Con: Lello Arena, Fabrizio Vona, Francesco Di Trio, Barbara Giordano.  Produzione: Teatro Stabile di Catania, Bon Voyage Produzioni.

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Umberto Broccoli, nell’introduzione di un libro di aforismi, cita la lapide di Liburna, attore ai tempi dell’imperatore Augusto: “Sono morto tante volte, ma così mai!” Come non pensare a questo bimillennario aforisma nel vedere la reiterata ed esilarante morte di Matamoro, picaresco personaggio di Schiller e Gautier, riproposto da Di Palma come un tarocco vivente, contestuale simbolo di morte e di rinascita. Vola alto ma legato alla sua terra questo lavoro gustoso, divertente ed inquietante, con un Lello Arena mimetico. Teatro e morte, sulla scena.

Serve la trama? Zucchero non guasta bevanda: Una compagnia di attori viene ingaggiata dal duca di Bellombroso per cercare di scoprire l’identità di un vecchio personaggio, che potrebbe essere il capitano del titolo; barone di Sigognac.  L’uomo però parla napoletano, e vive dentro un teatro abbandonato, forse abitato da fantasmi, che ricorda tanto il teatro-museo Dalì di Figueras. La messa in scena della messa in scena non svela tutto, ma porta al tragico finale.

Felliniani saltimbanchi costringono Fracassa/Arena a ripercorrere la sua vita per il teatro, teatro che “si presenta con la forza seduttiva di una adolescente inconsciamente adescatrice”. Dal tetto sfondato del teatro dove Fracassa vive, luci caleidoscopiche rimarcano e spezzettano i mille volti dell’attore, di giorno e l’immensità dell’infinito e le sue stelle, nella notte. Dribbla con un sorriso la grande poesia dell’opera lo scaltro regista, quasi non si prendesse sul serio. Si coglie forte una musica interiore che duetta con quella gustosa di Vivaldi P. (!), perfettamente resa dai bravissimi musici/attori per uno spettacolo totale, morbido e dolce come una perfetta pastiera napoletana, che non sazia, ma invece ci spinge a divorare altro teatro.

Forse superfluo riscontrare riferimenti al “Sogno”  ed ai “Giganti” ma non si può prescindere da gli alti modelli, quando uno spettacolo fa centro e coinvolge il pubblico e (speriamo) la critica. Splendidi attori, garbatamente sensuali in ogni sesso ed età, perfettamente guarniti da rutilanti costumi, dentro una scena ricca e sobria che ingloba, al chiuso di un teatro cadente, i picareschi personaggi, invece sempre in plein air, perchè esseri “on the road” ante litteram.

Come Matamoro il teatro rinasce ogni sera, e poi muore, per finta, al calar del sipario come palpebra, per lasciarci negli occhi un velo di melanconia, che ci riconduce verso le migliori nostre intenzioni.

Il miracolo del teatro!

Autore: admin

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