M. Ch. – I giorni dello smarrimento (“Muffa”, un film Alì Aydin)


Buio in sala


I GIORNI DELLO SMARRIMENTO

Locandina Muffa

 

“Muffa”, un film di Ali Aydin

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Basri, un uomo sulla sessantina che si guadagna da vivere facendo il guardiano delle ferrovie, da diciotto anni invia lettere alle autorità al fine di avere notizie del figlio, scomparso dopo un arresto per aver espresso opinioni politiche avverse al governo turco. E’ la speranza di riabbracciarlo o, almeno, di poterne seppellire i resti a spingerlo avanti, nonostante i suoi tentativi siano stati repressi più volte dalle forze di polizia. Segretamente malato di epilessia e al di fuori di ogni legame sociale, aspetta una risposta che, una volta arrivata, lo renderà ancora più solo.

L’immobilità inquieta della prima regia di Ali Aydin si riflette nei corpi e negli spazi, nella scelta di inquadrature e di movimenti di macchina che confluiscono, insieme, nel ritratto di un personaggio volutamente preda della reclusione esistenziale. Lontano da qualsiasi contatto sociale, Basri abita da solo in un villaggio di montagna da cui s’incammina ogni mattina per percorrere molti chilometri – a piedi – su quei binari ferroviari di cui è guardiano, attraversando una terra che fa eco al suo stesso silenzio. L’unico motivo di confronto con il reale è l’enorme vuoto causato dalla scomparsa del figlio (cui ha fatto seguito anche la morte della moglie), per cui incontra periodicamente funzionari di polizia che, negli anni, lo hanno interrogato, torturato e messo in isolamento.

Nel faccia a faccia con Murat, ennesimo poliziotto cui si rapporta, trova però un legame diverso, quasi una possibilità di dialogo; nella scelta del lungo piano sequenza in cui i due personaggi tentano di interloquire l’uno seduto di fronte all’altro, ma sempre divisi da un tavolo e dai propri ruoli, affiora il vero senso del lavoro, per cui l’intento di denuncia è tutt’uno con l’urgenza di indagare gli animi degli uomini in scena. Partendo dalle storie vere dei desaparecidos kurdi in Turchia dei primi anni Novanta, si fa riferimento ai molti casi di persone arrestate e fatte sparire dall’esercito turco per aver espresso idee diverse da quelle di un apparato di estrema destra, Aydin porta avanti con rigore e compattezza stilistica un’indagine sulla coscienza umana e le sue afflizioni, capace di colpire senza mai indulgere alla commozione.

L’intento civile e lo scavo psicologico sono le due linee strutturali su cui posa questo dolente film sulla distanza e sullo smarrimento, perfettamente calato in un Paese socialmente decomposto – il titolo rimanda propriamente ad una marcescenza, ad una muffa capace di rendere l’aria irrespirabile – che non è mai solo sfondo, ma parte sostanziale di un esordio registico segnato da non comuni capacità di racconto. Premio Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima (Luigi de Laurentiis) alla 69° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.(mymovies)

Autore: admin

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