Francesco Nicolosi Fazio- Gran teatro…(“Erano tutti figli miei” di Miller allo Stabile di Catania)

 

La sera della prima

 

IL GRANDE TEATRO ‘MONDIALE’

Mariano Rigillo

“Erano tutti miei figli” Di Arthur Miller. Regia di Giuseppe Di Pasquale. Con Mariano Rigillo (nella foto), Anna Teresa Rossini, Ruben Rigillo, Silvia Siravo, Filippo Brazzaventre, Barbara Gallo, Enzo Gambino, Annalisa Canfora, Giorgio Musumeci.  Produzione Teatro Stabile di Catania. Sala Verga

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In un giardino d’inverno americano alcuni uomini cercano tra le righe la verità: dagli annunci economici, dalla cronaca letteraria, dall’oroscopo. Una tempesta di vento, prologo a quella morale, ha dilaniato l’albero piantato in memoria del figlio, disperso in guerra. La tragedia privata si incastona con quella pubblica, causata da Joe, padre del disperso, che ha volutamente venduto pezzi difettosi per aerei, per cui morirono decine di ragazzi, aviatori in guerra. Un innocente sconta la pena. La figlia dell’innocente, ex fidanzata del disperso, porta in una lettera la verità cercata. Tremenda agnizione da finale chechoviano.

Grandioso Miller, una vicenda lineare e complessa che irretisce nel filo della trama qualunque spettatore, che viene coinvolto emotivamente nell’atroce meccanismo della menzogna, fondamento della nostra società capitalistica. Un monumentale Mariano Rigillo incarna perfettamente il saturnino Joe, capitalista che si ciba avidamente dei suoi figli, di tutti, come nel titolo. Splendido teatro di altissima valenza morale, che rimanda a Ibsen ma anche a Chechov (rievocato nel personaggio del medico) e poi Brecth, infine al miglior cinema del secondo dopoguerra, un titolo per tutti: “Il terzo uomo”.

Una rappresentazione esaltante, forte e trasparente come la grande vetrata della scena, dove all’interno si  viviseziona “in vitro” la società odierna, che si è imposta proprio nel secondo dopoguerra, figlia di Auschwitz e Hiroshima, riferimenti costanti per “il pactum sceleris, imposto dall’arricchimento a tutti i costi” (n.d.regia). Una regia sobria e moderna, che conduce ad una recitazione lieve e densa, che rende odierna la vicenda, posta temporalmente ben tre generazioni or sono. Attori splendidi che reggono un ritmo fintamente blando ma incalzante, che travolge il pubblico verso un finale che impone lunghissimi applausi commossi. Splendido Rigillo, da segnalare i figli d’arte Ruben e Silvia.

Scelta esatta e felice quella del Teatro Stabile di Catania che produce uno spettacolo magnificamente “d’altri tempi”, quando la cultura era un elemento di giudizio del vero “benessere” di una società e di una nazione. Oggi oltre ad i tagli alla cultura, si producono sempre e comunque pezzi difettosi con cui sterminare i nostri figli e certamente il loro futuro, economico e soprattutto morale. Per fare ciò non servono i bombardieri, ma bastano i rating artefatti che comandano il mondo intero. I bravi artisti, artefici della meravigliosa piece a cui abbiamo assistito, vogliano perdonarci la divagazione politica, ma il foglio di sala era esplicito.

Un giorno Brecht, al “Piccolo”, assistette all’”Opera da tre soldi”, e disse: “L’ho immaginata proprio così!” Brancati sognava di sottoporre le sue opere al giudizio dei grandi del passato. Se fosse possibile un tale miracolo Miller direbbe come Brecht: “L’ho immaginata così” Per il Miller dello Stabile a Broadway direbbero: “Bravo’”

E chi lo sa?

Autore: admin

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