Damiano Rossi-Teoria della maschera (Tato Russo in “Il fu Mattia Pascal”.Teatro Quirino)

 

 

Il Fu Mattia pascalTeatro   Lo spettatore accorto*


TEORIA DELLA MASCHERA

Tato Russo, al Quirino di Roma, mette in scena “Il fu Mattia Pascal”

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Che cosa vuol dire esistere, essere un individuo unico e nella sua unicità diverso da qualsiasi altro? Che cosa rende una persona reale e non una semplice maschera, il personaggio di una sceneggiatura, che dopo aver recitato la propria battuta, scompare nel buio alle spalle del sipario, lontano dalle luci, dietro la plastica e il legno di una scenografia artificiale? Fin dalla nascita, e poi continuando nel cammino della vita, la nostra identità è indissolubilmente legata ad elementi convenzionali e burocratici che, mattone dopo mattone arrivano a costruire chi siamo o possiamo ritenere di essere: nome di battesimo, certificato di nascita, codice fiscale, lavoro, famiglia.

Che cosa resterebbe di noi, se tutto ciò venisse cancellato di colpo, nascendo una seconda volta, recidendo le corde che ci legano al mondo? Saremmo finalmente liberi da ogni catena o rischieremmo di vivere un’esistenza di ombra, senza poter effettivamente esistere al di fuori della legge e della società. Questi gli interrogativi e i dubbi esistenziali che vengono affrontati dal Fu Mattia Pascal, opera di Pirandello del 1904, magistralmente posta in scena nella versione per il teatro da Tato Russo al Quirino di Roma

Il romanzo, adattato alla realtà del teatro dall’abile mano del regista, pur discostandosi dalla struttura letteraria originaria a favore di un linguaggio di maggiore incisione teatrale, conserva intatta tutta la forza del pensiero Pirandelliano, riuscendo a coinvolgere lo spettatore nel viaggio reale e metafisico del protagonista, Mattia Pascal, attraverso la sue finte morti, e le sue altrettanto fittizie rinascite.
Attraverso l’abile uso della scenografia e delle luci, i vari personaggi che si alternano sul palco sembrano prendere vita dall’ombra, dall’ oscurità che fa volontariamente da sfondo alla scena, apparendo allo spettatore quali maschere prive di consistenza, vere e proprie apparizioni evanescenti e eleusine.

Numerosi gli omaggi al teatro Pirandelliano, con riferimenti velati alla teoria delle maschere, punto cardine del pensiero del drammaturgo di Agrigento. Ottima la prova teatrale dello stesso Tato Russo, il quale oltre a curare la regia dello spettacolo, interpreta il ruolo di Mattia Pascal e Adriano Meis riuscendo ad restituire un interpretazione di spessore, frutto di una presenza scenica di grande impatto. (*duerighe.com)

Autore: admin

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