Mino Argentieri- Lettere da Cinemasessanta. A rischio le buone intenzioni

 


Lettere da Cinemasessanta


A RISCHIO LE BUONE INTENZIONI

Cinema Sessanta


Qualcosa di buono il governo Monti l’avrebbe fatta. Lo ha ammesso il regista Roberto Faenza su il Fatto Quotidiano del 16 aprile. I ministri Passera e Ornaghi hanno firmato un decreto che uniforma la legislazione italiana a quel che esiste in Europa, anzitutto in Francia. Il provvedimento, che dovrebbe entrare in vigore dal mese di luglio, prevede quote di programmazione televisiva obbligatorie per i film nazionali e circa 200 milioni di euro annui da investire nella produzione cinematografica nazionale. Finalmente un sorso di ossigeno, una misura ragionevole invano auspicata da decenni, ma proprio per questo esposta a pericoli. Il maggiore proviene dalla Rai, da Mediaset e dalle lobby televisive che sono trasversali ed esercitano una influenza nociva sul potere politico con cui intrattengono rapporti indecorosi di dipendenza, di scambio e di reciproco intreccio.

E’ un versante da cui verrà una sorda opposizione al progetto Passera-Ornaghi. I produttori di fiction-TV sono già insorti, rivendicano che pari provvedimenti siano approvati per le loro realizzazioni. Il settore accusa continui arretramenti e contrazioni a vantaggio dell’offerta straniera sempre più in ascesa, ferme restando le preferenze degli spettatori per un genere che ha spodestato i film dal primo posto. Le richieste della imprenditoria legata alla televisione non sono strambe, né insensate, ma c’è il rischio che, avendo come conseguenza impegni finanziari in più, si finisca per annegare nel nulla , così come sono alte le probabilità di un ennesimo insabbiamento.

Le centrali televisive all’unisono non gradiscono regole e imposizioni e la classe politica le asseconda in cambio di comode servitù variamente colorate. Se nascesse e fosse sveglio un fronte degli addetti ai lavori, della critica, delle organizzazioni sindacali e culturali forse si riuscirebbe a ottenere quel che in Francia è legge attuata e rispettata. Ma sarà possibile in un’Italia allo sbando e afflitta da troppi particolarismi e dalla degenerazione del concetto di bene comune e del principio di socialità?

Autore: admin

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