Sauro Borelli- Vite vendute (“Effetti collaterali”, un film di Steven Soderberg)

 

 

Il mestiere del critico


VITE VENDUTE

Locandina Effetti collaterali

 

Il nuovo film di Steven Soderbergh “Effetti collaterali”


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Il prolifico (oltre 30 film in poco più di vent’anni) cineasta Steven Spielberg (oggi cinquantenne) divagando tra lavori di resoluto estro polemico (Erin Brokovich) e arrischiate sperimentazioni (Solaris) s’è ritagliato anche il tempo, la voglia di un quasithriller di singolare struttura e originale spunto evocativo, Effetti collaterali. Reclutati uno sceneggiatore di vaglia quale Scott A. Burns e un team di interpreti collaudati come Jude Law, Rooney Mara, Channing Tatum, Catherine Zeta-Jones (accollandosi, per giunta, il ruolo di direttore della fotografia con lo pseudonimo di Peter Andrews), Soderbergh ha imbastito, dunque, una vicenda un po’ laboriosa ma al contempo appassionante incentrata sulle concomitanti suggestioni di un soprassalto di follia e di una incursione dissacratoria di determinati squallori di capitalismo selvaggio, specie nel campo di avventuristiche imprese innovative.

In particolare, qui si racconta che un ambizioso, spregiudicato psichiatra, Jonathan Banks (Jude Law) si dedichi assiduamente ad una giovane donna, Emily (Rooney Mara), affetta da ricorrenti crisi mentali. Questa, sposata con l’agente di borsa, finito in galera per insider trading Martin (Channing Tatum) viene curata dallo stesso Banks con un farmaco, Ablixa, non ancora “testato” ufficialmente dalle autorità competenti, ma pubblicizzato e venduto cinicamente dalla ditta produttrice.

Da questo abuso discenderanno via via tanto interminabili tribolazioni per la giovane Emily – soprattutto il terribile omicidio del marito Martin, reo secondo lei d’averla defraudata d’una vita brillante e doviziosa –, quanto i desolanti, rovinosi intrighi in cui verrà risucchiato il cinico Banks e la sua esemplare esistenza borghese, al fianco della bella moglie e dello splendido figlioletto.

C’è di più nel tramestio di situazioni sempre più cupe e minacciose s’inserisce inoltre l’infida collega psichiatra Victoria Siebert (Catherine Zeta-Jones) che, nell’epilogo della tortuosa vicenda, imprime un ulteriore segno di spregiudicatezza, d’egoismo feroce e torbido architettando col pur odiato Banks una trappola infernale per l’indifesa, rassegnata Emily.

Film dalle componenti prima esteriormente narrative, poi dagli sviluppi sempre più intensamente drammatici; Effetti collaterali mette in mostra, come meglio non si potrebbe, il sofisticato mestiere di Soderbergh e una sapienza figurativa pressoché perfetta – si è scritto, infatti, un film “che dona a New York una qualità sonnambula, stupefatta e rende i personaggi quasi evanescenti” – fino a consolidarsi in un thriller scandito con magistrale misura psicologica. Soderbergh, certo, sa fare anche di meglio di questa pur pregevole realizzazione (dall’iniziale Sesso, bugie e videotape al più maturo Erin Brokovich) ma depone innegabilmente a suo vantaggio questo fervore creativo che, anche di recente, l’ha portato a cimentarsi con nuovi lavori quali, ad esempio, Magic Mike e il più ravvicinato, imminente Behind the Candelabra, la già pronta biografia sul pianista glamour Liberace, interpretato da Michael Douglas, presto sugli schermi dell’incipiente Festival di Cannes.

C’è da dire inoltre che Effetti collaterali risulta fitto di rimandi, anche filtrati attraverso abili camuffamenti, a tant’altro cinema metaforico – da Hitchcock a Woody Allen –, ma quel che sottende qui in modo vivamente avvertibile resta la disamina severa, sacrosanta sulle malefatte dell’industria farmaceutica, in America e dovunque. Anche al di là delle penose vicissitudini esistenziali dei personaggi qui evocati. Banks, Emily e, persino, la glaciale, imperturbabile Victoria, all’apparenza segnati dal cinismo, dalla mancanza di pietà; in realtà, sono essi stessi vittime sacrificali di una distorta concezione del mondo, della vita.

Autore: admin

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