Francesco Nicolosi Fazio-Omaggio a Gershwin al Teatro Coppola di Catania

 

 

Il mestiere del critico


SUONA LA CITTA’ INTERA

 

Omaggio a Gershwin. Da un progetto di Claudio Torrisi. Melita Lupo, voce; Alberto Alibrandi, piano; Pucci Nicosia, batteria; Carlo Cattano, sax, flauto e clarinetto; Claudio Torrisi, contrabbasso

Al Teatro Coppola – Teatro dei Cittadini.  Catania


La grandiosa capacità assimilativa degli ebrei yiddish (“Zelig” insegna) avrà con ogni probabilità segnato la vita artistica di George Gerhwin, americano figlio di profughi ebrei russi. Nella sua musica si coglie una grandioso miscuglio di culture che si armonizzano come la sua splendida musica, sfociando in una produzione musicale, in gran parte jazzistica, tra le più ricche e riprodotte al mondo. Certo l’artista visse un’epoca d’oro, nella New York tra le due guerre, allora vero faro della libertà e della cultura mondiali, esempio di tolleranza ed accoglienza, dove erano inseriti anche “negros” (oggi black o meglio afro) e comunisti.

Una idea semplice e vincente, quella di Claudio Torrisi, di riproporre il meglio della enorme produzione del musicista americano. Una serata all’inizio accattivante, forte della notorietà dei brani, che però si è ingigantita man mano, grazie alla vocalità di Melita Lupo, che con sagacia ed autoironia, non ci ha fatto rimpiangere Billy Holiday, il pubblico si è subito “sciolto” grazie alla esatta professionalità dei musicisti. In ogni caso non si sarebbe trattato di una pedissequa riproduzione del passato stile. Ecco il colpo di reni che ha fatto diventare memorabile la serata: dopo avere abbindolato il pubblico con il consueto, gli artisti si sono lanciati in una più ardita interpretazione con propri arrangiamenti, di Torrisi in particolare. Ne è scaturita una elegantissima Summertime, con splendidi ritmi sincopati che fanno pensare ai migliori “Chicago” della nostra gioventù. Un pezzo che meriterebbe un articolo intero. Il pubblico, ben attrezzato, ha accolto con entusiasmo tutte le divagazioni, anche i duetti scherzosi tra Melita e Carlo Cattano, il quale ha retto alla perfezione tutto il settore fiati, senza bisogno di alcun ulteriore supporto; inoltre lui, con il suo flauto traverso, ha dato pennellate di colore e sinestesia, così anche noi siamo diventati un “Violinista sul tetto” con cui Chagall, anche lui ebreo russo, ha immortalato lo spirito israelita e l’indeterminatezza della vita di ogni uomo. Del resto Gershwin scriveva “per orchestra” e quindi melodiava con i violini, come in “Rapsodia in Blue”. .

Una serata splendida al Teatro Coppola che ha aperto la sua sala ad un evento che univa gente di ogni età e di ogni ceto: dai professionisti agli studenti, dagli imprenditori ai disoccupati. Un piccolo miracolo in un teatro libero, nella popolare Civita di Catania. Qualcuno, per l’atmosfera, si “sentiva” tra Berlino e New York, ma noi siamo orgogliosi della nostra decorosissima storia culturale, di cui il Teatro Coppola è ormai una espressione concreta. La serata è stata un piccolo segnale per una città allo stremo, che non si rassegna a morire.

Finchè c’è (buona) musica c’è speranza.

Autore: admin

Condividi