Francesco Nicolosi Fazio-Chiaro scuro (“Antigone” di V.Parrella al Teatro Stabile di Catania)

 

La sera della prima

 

CHIARO SCURO

Gaia Aprea: un Antigone contemporanea secondo Valeria Parrella

 

 

Antigone

Di Valeria Perrella. Regia: Luca De Fusco

Con: Gaia Aprea (nella foto), Paolo Serra, Alfonso Postiglione, Antonio Casagrande. Scene: Maurizio Balò Costumi: Zaira De Vincentis. Al Teatro Stabile di Catania

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Spettacolo attualissimo, forte e moderno. Si schermisce la Perrella iniziando la sua presentazione, nello splendido libretto di sala, con la negazione dell’evidenza: “Le opere della classicità non si attualizzano”

Una scena di mirmidoni veli neri, che contrasta con il sole ed i marmi delle normali “location” delle tragedie greche; uno schermo/velo sul boccascena che separa ed avvicina gli attori al pubblico, con primissimi piani, gigantografie speculari, mentre normalmente le  distanze nei teatri greci sono siderali; la protagonista che entra ed esce dalla scena dall’alto con un verricello, un’uscita un po’ come Medea; un Polinice che era vivo ma viene ucciso dalla sorella Antigone mediante eutanasia, Creonte (su altro piano)che non viene mai chiamato per nome in quanto si auto-proclama “il legislatore”; il coro rimpicciolito in due elementi dubbiosi, confortati da didascalie proiettate sullo schermo trasparente; un testo ed una recitazione volutamente anti-naturalisti e mai didascalici. Diremmo uno spettacolo quasi rivoluzionario!

Lo straordinario è che, pur modificando le enne variabili contemporaneamente, il risultato è perfetto: uno spettacolo coeso e commovente, grazie soprattutto alla grande capacità drammaturgica di Gaia Aprea che sgorga, ben oltre le parole, come le vere lacrime che il grande primo piano ci fa quasi giungere ai nostri aridi occhi.

Una messa in scena che catapulta lo spettatore nella prigione delle nostre nere e amorfe coscienze, che difficilmente potrebbero alzare solo la voce a difesa del diritto alla morte, come a quello alla vita. Forse lo straniato coro che accompagna le scene ci rappresenta meglio di tutti, dando per scontato che noi oggi non potremmo avere alcun beneficio morale da un così alta rappresentazione: Forse è questa la vera grande differenza tra il teatro di oggi e quello antico: il pubblico odierno greve ed amorfo.

Ma lo spettacolo sapeva bene quali erano i suoi obbiettivi e li ha centrati tutti, facendo emergere gli eventi e gli attori, dal nero delle scene, “come puri concetti, o fantasmi, o ricordi” (De Fusco). In un gioco di luci caravaggesco e anti-teatrale, sfiorando elegantemente la valenza dello spettacolo multimediale. Con costumi esatti e scevri da ogni finzione, in linea con il rigore assoluto dell’opera e della splendida recitazione di tutti gli attori, che, pirendellianamente, interpretavano personaggi consci di esserlo, ponendosi in una evidente irrealtà scenica.

Da vedere e rivedere, da mandare in giro per il mondo, magari soltanto in video, per avvicinare il grande pubblico al grande teatro. In questa epoca che è sempre più in chiaro-scuro.

Autore: admin

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