Sauro Borelli-Una donna in bilico (“Viaggio sola”, un film di Maria Sole Tognazzi)

 

Il mestiere del critico


UNA DONNA IN BILICO

Locandina Viaggio sola

 

“Viaggio sola” terzo lungometraggio di Maria Sole Tognazzi

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Ognuno sta solo sul cuor della terra / trafitto da un raggio di sole: / ed è subito sera”. Questa illuminazione poetica di Salvatore Quasimodo potrebbe, a ragione, costituire il viatico ideale di Irene (Margherita Buy), donna acquietata dopo non fausti trascorsi sentimentali, che ha scelto di campare la vita con un mestiere perlomeno singolare: viaggiare da una città all’altra, da un hotel di lusso all’altro quale “ospite a sorpresa” ingaggiata da un apparato dedito a verificare rigorosamente che nei vari alberghi a cinque stelle tutto si svolga in modo esemplare (dalla pulizia all’accoglienza, dalla cucina ai servizi di supporto).

Elegante, gentile ma inflessibile la dolce Irene passa così dal sofisticato Hotel Crillon di Parigi al classico Hotel Adlon di Berlino, da Marrakech al Chiantishire sempre riverita e temuta fintantoché non viene allo scoperto. In particolare palesando a direttori d’albergo la sua funzione di menzionato “ospite a sorpresa” depositario del diritto-dovere di rampognare o consentire con ciò che ha constatato nel corso del suo fiscalissimo soggiorno in quell’albergo o in quell’altro. Sembrerebbe, dunque, data la refrattarietà con cui vive questa sua occupazione, che Irene abbia trovato la quadratura del cerchio di un’esistenzialità appagata e di uno stile di vita raffinato e non banale.

Mica vero, invece. A casa, infatti, l’attende da sempre un appartamento semivuoto, una fastidiosa sorella oberata dalle faccende domestiche, dai figli e da un marito neghittoso; e, soprattutto, il rapporto a metà desolante a metà consolatorio dell’ex compagno di un tempo, Andrea (Stefano Accorsi), a sua volta impacciato da una fidanzata in procinto di dargli un figlio e via complicando le cose come peggio non si potrebbe. In definitiva, gli arrivi e le partenze di Irene da un hotel all’altro da una città all’altra si consolida ormai in una routine che non approda quasi mai ad alcunché di confortante, di positivo, se non le blandizie interessate (e ipocrite) del personale degli alberghi via via visitati e sottoposti a severi controlli.

Viaggio sola, una storia stilizzata con sapienza e mano salda da Maria Sole Tognazzi (qui alla sua terza prova registica) sulla base d’una sceneggiatura abile ed agile di Ivan Cotroneo e Francesca Marciano, non si limita peraltro alle eccentriche, personali vicende di Irene ma, passo passo, s’inoltra nei casi intrecciati, appunto, del pur volonteroso, solidale Andrea, della bizzosa sorella Silvia (Fabrizia Sacchi), dell’irresoluto cognato (Gian Marco Tognazzi) e del mondo contingente della realtà quotidiana.

Il dramma di Irene, anche se vissuto con apparente indifferenza, si dipana così tra convenzionali rapporti e qualche inatteso soprassalto – un residuo abbandono sessuale col buon Andrea; l’incontro davvero brillantissimo (e comunque tragico) con la spregiudicata antropologa Kate Sherman (Lesley Manville) – verso un epilogo né consolante, né deprimente, ma piuttosto intuibile nel solco di una garbata registrazione degli eventi. In altri termini, l’approdo ultimo della inusuale scelta professionale ed esistenziale di Irene si risolve all’estremo in una ben temperata solitudine. Cosa che il film mette in evidenza in quella sorta di “siparietto” ove la spiritosa, scafata antropologa Sherman, incontrata in una sauna dell’hotel Adlon sciorina briciole di vissuta saggezza all’incantata Irene. Peccato che di lì a poco la simpatica maîtresse à penser venga stroncata da un ictus.

C’è da dire a maggior favore di Viaggio sola che risulta in modo avvertibile una realizzazione di rara armonia formale – dagli interni-esterni ambientali; dalle intrusioni musicali sapienti, dall’impianto figurativo tutto virato su colori caldi – e da un team di attori davvero magistrale: dalla sensibile, calibrata Margherita Buy (su cui il film in effetti si regge) al sempre convincente Stefano Accorsi e a tutti i comprimari, misurati e consonanti con l’intrico dell’intiera vicenda. Insomma, un bel film, come ce ne vorrebbero tanti.

Autore: admin

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