Alessio Cappuccio- Servitori di Stato, perplessi (“Il ministro”, un film di P.Schoeller)



Cinema    Lo spettatore accorto


SERVITORI DI STATI, PERPLESSI

“Il ministro”, un film di Pierre Schoeller

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Alla luce degli ultimi avvenimenti politici  un film come Il ministro – L’esercizio dello Stato appare come un corpo estraneo, un manufatto alieno, una reliquia proveniente da dimenticate età primigenie. I motivi potrebbero essere i più svariati, ma colpisce l’eventuale spettatore la visione di alcuni rappresentanti dello Stato che effettivamente compiono delle azioni, si confrontano su posizioni opposte, discutono concretamente – nonostante poi i giochi di potere fini a se stessi siano pericolosamente onnipresenti.

Non sarebbe così se quello di Pierre Schoeller non fosse un film fondamentalmente realistico e immerso nell’attualità istituzionale dei nostri giorni, (nonostante, o forse anche grazie ad alcune sequenze oniriche) che racconta la frenesia ossessiva della vita di un servitore dello Stato, il protagonista Bertrand Saint-Jean ministro dei trasporti francesi (interpretato da un ottimo Olivier Gourmet, attore feticcio dei fratelli Dardenne).

In poco meno di due ore il regista, a partire da un terribile incidente stradale che sveglia Saint-Jean nel cuore della notte, racconta per filo e per segno, senza quasi mai togliergli gli occhi di dosso, di cosa è composto il lavoro di un uomo che consacra se stesso alla gestione della cosa pubblica. Una interminabile sequela di riunioni, dialoghi fulminei, telefonate (anche duplici, simultaneamente), schermaglie con la stampa e l’opinione pubblica e l’incessante andirivieni degli sms.

Un inferno per chiunque non avesse delle ambizioni elevate, come sembrerebbe per il personaggio del ministro: inizialmente uomo nuovo della politica, privo di un’immagine delineata che lo caratterizzi agli occhi dell’elettorato, intento solo nel perseguire l’adempimento dei propri compiti, Bertrand subisce però una duplice mutazione in corso d’opera.

Da una parte l’arrivo di un nuovo autista, un tirocinante silenzioso molto in là d’età, gli fa comprendere quanto il suo mondo sia (quasi necessariamente, fatalmente) percepito con ostilità e freddezza dalla gente comune; dall’altra un’altra sanguinosa sciagura, insieme alla notizia di una privatizzazione dei trasporti che potrebbe renderlo molto impopolare, lo fa cadere nel vortice di quel vecchio gioco delle poltrone da cui era riuscito a smarcarsi durante la sua carriera.

Il ministro – L’esercizio dello stato è una cronaca molto fredda, oggettiva, spietata, che anche nei momenti di maggiore emotività non lesina causticità, cinismo e humour nero, astratta e straniata da una colonna sonora d’avanguardia (percussioni stridenti, perlopiù) a cura di Philippe Schoeller.

Tuttavia, ed è sorprendente date queste premesse e una durata non proprio contenuta, il racconto avvince, o almeno risulta interessante, in virtù di quel realismo sopracitato che crea l’illusione di trovarsi di fronte a persone vere e non a personaggi, così come a dinamiche politiche del tutto plausibili. Il rovescio della medaglia, però, è una certa perdita della finalità del film, della comprensione del discorso che vuole portare avanti il regista, forse troppo preso a sbrigliare una narrazione che non concede requie per tirare le fila di tutto e dare così qualcosa di memorabile da portare a casa al suo pubblico (blogsfere)

Autore: admin

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