Sauro Borelli- La vita degli altri (“Nella casa”, un film di F. Ozon)

 

Cinema    Il mestiere del critico


LA VITA DEGLI ALTRI

Locandina Nella casa

 

Il nuovo film di François Ozon “Nella casa”

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Il fascino discreto della borghesia? Certo, una qualche brezza buñueliana spira in questo nuovo film di François Ozon Nella casa, una commedia agro-ilare mutuata (con alcuni rimaneggiamenti) dal lavoro spagnolo di Juan Mayorga Il ragazzo dell’ultimo banco. Ma, poi, sono tant’altri i richiami ad una casistica evocativa risalente a Zavattini (l’idea del “pedinamento della vita”), Pasolini (il personaggio dominante dell’enigmatico Teorema) Hitchcock (La finestra sul cortile), Woody Allen (Match Point) e, ancora, a testi letterari ormai consacrati: Un cuore semplice di Flaubert, Anna Karenina di Tolstoj, Viaggio al termine della notte di Céline, ecc.

Si può dire, anzi, che Nella casa costituisca, come struttura drammaturgica pur informale, una sorta di patchwork ove una vicenda tutto sommato labile serpeggia sinuosa tra figure, momenti narrativi più suggeriti che fisicamente ben definiti, sì da suscitare una sensazione costante di sospetto, d’insicurezza destinata, di volta in volta, a prospettare eventi, agnizioni, colpi di scena il più dei casi spiazzanti o quantomeno inusuali, imprevedibili nel loro significato più profondo.

C’è, poi, il décor – esteriore e interno – in cui si svolgono i fatti che danno vita al racconto del film Nella casa che risulta per chiari segni una conclusa, piccola enclave borghese tipica di un ambiente francese contemporaneo. In breve, il professore di lettere Germain (Fabrice Luchini) riscontra, al di là del compito tutto routinier della correzione dei temi dei propri allievi, una preziosa novità: lo schivo ragazzo dell’ultimo banco, Claude Garcia (Ernst Umhauer) scrive in modo fluente e inusitato di ciò che gli accade intorno (non esclusa la sua esistenza anaffettiva in un nucleo parentale ormai dissolto) e, in ispecie, della dinamica quotidiana ch’egli suppone (e ambisce penetrare più a fondo) sottenda la vita della famiglia borghese del compagno di classe Rapha Artole (Bastien Ughetto). Oltretutto, il quieto, riflessivo Claude scandisce i propri elaborati con una misura quasi rituale, suggellando l’epilogo d’ogni tema con l’indicazione “continua”, quasi fosse davvero il rendiconto oggettivo d’un fatto reale o, altrimenti, di un capitolo di un progettato libro.

Sulle prime, il solerte professor Germain ne è sorpreso, poi, parlandone con la moglie Jeanne (Kristin Scott Thomas), gallerista precaria e donna di inquietanti apprensioni esistenziali, si rende perfettamente conto che il suo originale scolaro, al di là di un convenzionale zelo scolastico, vuole (e sa) progettare, plagiando gradualmente il coetaneo Rapha (decisamente una schiappa in matematica) e, addirittura, i suoi borghesissimi genitori, la madre Esther (Emmanuelle Seigner) e il padre (Denis Ménochet) sempre intenti a condurre un ménage coniugale tradizionale, soltanto di quando in quando turbato dai problemi del lavoro o della un po’ appannata consuetudine sessuale.

Passo passo, il rapporto del giovane, insinuante Claude col suo mentore Germain si fa più intenso, tanto da indurre il professore a ipotizzare e, poi, imporre al proprio allievo una strategia creativa che lo porti a concretizzare la sua attitudine letteraria nel solco ben definito d’un romanzo; senza peraltro accorgersi che l’obiettivo vero del ragazzo si dimostra quello di spiare e quindi di penetrare a fondo, fino ad essere lui medesimo coinvolto direttamente, la fisionomia e le estrinsecazioni primarie – non esclusa la vita affettiva e sessuale – tanto dei coniugi Artole e, persino del suo Pigmalione, appunto il professor Germain e la moglie Jeanne che per prima avverte l’insidiosa ambizione di Claude.

Il film è tutto un trepestio e un infittirsi di dettagli, di problematici dialoghi tra il professor Germain sempre più risucchiato dall’insidiosa progressione “narrativa” del giovane Claude, fino a perdere il posto d’insegnante per aver favorito illecitamente un colpo di mano furbesco dell’allievo. Ma non per questo Nella casa approda a qualche schematica o ancor meno moralistica conclusione. L’ultima, eloquente immagine vede in campo, appunto, Germain e Claude – veri o immaginari che siano – seduti in un parco mentre di fronte ai loro occhi, intenti e affascinati, si stagliano centinaia di finestre illuminate che palesano al loro interno rispettive e tragicomiche situazioni. Pressoché una testuale “citazione” del classico hitchckiano La finestra sul cortile.

Non tutto, non sempre in questa pellicola che, a volte, si dispone sullo schermo come una canonica kammerspiel funziona agevolmente, ma i pur avvertibili impacci di un momento vengono prontamente superati da un’orchestrazione esemplare dei bravissimi interpreti e, tra tutti, di  Fabrice Luchini ed Ernst Umhauer  che nei rispettivi ruoli, profondono doti di superaltiva bravura, senza peraltro soverchiare gli adeguati comprimari Kristin Scott Thomas, Emmanuelle Seigner, Denis Ménochet. Quanto alla regia di François Ozon non si può definire che attentissima e raffinatamente elegante.

Autore: admin

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