Francesco Nicolosi Fazio-‘U contra’ di Nino Martoglio al Teatro del Canovaccio, Catania

 


Teatro   Lo spettatore accorto

 

L’ORDINE DEGLI DEI E’ QUELLO DELLA CITTA’ DEI MOSTRI

‘U Contra. Di Nino Martoglio (nella foto)

Regia: Nicola Alberto Orofino. Con: Cosimo Coltraro, Amalia Contarini, Alice Ferlito, Alessandra Barbagallo, Daniela Cunsolo, Francesco Bernava, Giuseppe Carbone, Lucia Portale, Stefania Micale, Silvio salinari, Bepi Nicoloetti. Ideazione costumi e scene: Federico Marchese e Nicola Alberto Orofino. Foto di Scena: Antonio Licari Produzione XXI in SCENA. Direzione Artistica: N.A. Orofino, Direzione Organizzativa: Egle Doria. Ufficio Stampa Dodo Studio. Teatro del Canovaccio

****

Catania-Lo splendido “Teatro del Canovaccio” dista pochi metri dai luoghi. Ben altri “cento passi”. Come non riflettere sul “topos” delle vicende Martogliane: la “Civita”. Il teatro vivente dell’antico quartiere popolare catanese fu la “musa” ispiratrice di Nino, allora funzionario delle dogane, abitante anche lui degli angiporti. Il nome del quartiere significa la città. Una parte di città ormai “invisibile” come l’opera di Calvino, libro che dovrebbe essere lettura obbligatoria per tutti gli operatori nel territorio, dall’urbanista all’operatore ecologico. Calvino sul comodino. Ecco come arrivare a questo titolo: le città ed il cielo.

Nicola Alberto Orofino sceglie un’epoca senza Dio, il 2063, per traslare e rendere ancora più prossima la vicenda, ideata ed ambientata da Martoglio oltre un secolo fa. La trama: nel povero quartiere della Civita incombe nuovamente il terrore del colera. Il povero Don Procopio lotta contro l’ignoranza dei “civitoti” che credono che è il Governo che, manzonianamente, diffonde il morbo, per deterninare un terribile controllo demografico e politico (ai tempi non c’era la televisione, più efficace). La superstizione porta al rischio della vita il protagonista, quando il popolino vorrebbe che l’uomo ceda il fantomatico antidoto contro il colera (il contra del titolo) alla ricca zia Petra, pilastro economico del quartiere. A rischio della sua incolumità, Procopio nega l’esistenza di tale rimedio. La guarigione della ricca civitota salva l’uomo e l’economia del quartiere.

Una scena Beckettiana post-atomica ben si addice al degrado economico, e conseguentemente morale, dei disperati popolani. Di ieri, di oggi e del domani in scena. Alle pareti campeggiano manifesti per un referendum (nel 2063) per l’abolizione della scuola pubblica (ci congratuliamo per l’ottimismo: per quella data saranno scomparsi pure i testi, non solo ogni tipo di scuola).  Si cucinano i fagioli dentro una plafoniera riciclata in pentola, le ringhiere diventano griglie, le cassette della frutta arredamento (questo è un dato di miseria già contemporaneo). La mistificazione e l’alienazione si leggono negli utensili quotidiani; vige il travisamento della realtà, figlio dell’ignoranza. Oggi è figlio dell’eccesso di informazione (come Pio Baldelli ci insegnò).

Uno spettacolo calibrato, coerente ed innovatore, dove va segnalata una voluta morbosa sensualità delle popolane, che ci porta alle femminilità ostentate nei palcoscenici della nostra società, a partire dal parlamento (passato).Una compagine corale e affiatata dove il Procopio/Coltraro sembra unica cosa, tanto la sua recitazione è perfettamente calzante. Analoga totale immedesimazione negli altri attori, ma soprattutto nelle due antagoniste/alleate “Cicca” Contarini e “Sara” Ferlito, indicando, con questi nuovi connotati, le vere e proprie metamorfosi (Ovidio) delle brave attrici.

Nino Martoglio fu vittima di un misterioso incidente dentro un ospedale, da sempre in mano alla mafia. Ciò accadde agli albori del fascismo, per caso. Il grande drammaturgo progressista, da lassù, avrà goduto di una notte di sollievo nel vedersi così bene rappresentato. Chiediamo aiuto a lui ed al buon teatro per un 2063 migliore di quello che sembra aspettarci. (50 anni volano!).

Il giovane e brillante Bepi Nicoletti saprà difendere le nostre estinte ragioni e quelle del teatro.

Autore: admin

Condividi