Francesco Nicolosi Fazio-“Le sedie” di Jonesco. Catania, Teatro Piscator


Teatro  La sera della prima


VERO TEATRO VERITA’

Le sedie. Di Eugene Ionesco

Regia e scene; Vittorio Bonaccorso. Con: Federica Bisegna, Vittorio Bonaccorso e con Daniela Cascone.

Costumi: Federica Bisegna. Direttore di Scena: Antonella Cassarino. Luci e fonica: Andrea Iozzia.

Compagnia G.o.D.o.T Ragusa. Al Piscator di Catania.

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Un vecchio ed una vecchia vivono su un’isola ed aspettano ospiti per una conferenza che un oratore terrà enunciando le idee del vecchio, sulla vita, sul mondo. La lunga attesa per l’arrivo dell’oratore, per i due vecchi e per il folto pubblico virtuale poi giunto,  si conclude con il suicidio dei due protagonisti, che si lanciano nel mare, attraverso due oblique finestre.

La compagnia Godot, già dal nome, ci ha abituato alla sua dimestichezza con il più impegnativo teatro del secolo scorso. Quello che, assurdamente, è stato definito “dell’assurdo”, Beckett e Ionesco innanzi tutto. Dove il primo, stante anche l’interpretazione di Peter Brook, parla tanto di noi, e delle nostre “fantozziane” vicende. Mentre Ionesco parla molto anche di sé. E del mestiere dello scrittore.

Spettacolo perfetto. Attori millimetricamente coordinati e superbi. Scelte indovinate che esaltano lo spettacolo. Innanzi tutto l’inversione dei ruoli uomo/donna, con uno spettacolo “en travestì” che amplifica l’ilarità della piece, scardinando l’evidente delimitazione dei ruoli, che sempre nelle coppie si determina. Semplice ed emblematica la scena che, con rigorosa scelta dimensionale e cartesiana (orizzontale, verticale ed obliqua) riordina tutto il discorso di Ionesco, volutamente sconnesso. A tal proposito Bonaccorso ci svela il messaggio nascosto nell’assegnare ed “inquadrare” le linee: “l’orizzontale è il reale, il verticale sono le aspirazioni, l’obliqua l’inevitabile.”

Nella scena svettano le sedie, vere protagoniste dell’opera, dal disegno e dai colori stupendi (segno di buona architettura?) con delle altissime spalliere che non si “concludono” con la consueta barra orizzontale, ma corrono gotiche (convergenze parallele) verso le più lontane nostre aspirazioni. L’oratore, convitato di pietra per noi tutti, piegherà tutte le aspirazioni incrociando le sedie, a croce di S. Andrea, notoriamente segno di pericolo, anche per i cavalli, che aborriscono saltarla. Certamente abbiamo noi tutti una inevitabile (e obliqua) conclusione, per le nostre grandi/piccole esistenze.

Ionesco parla di noi, ma anche si “ritrae” nel vecchio isolano che è autore dello scritto, ma necessita di chi possa rappresentarlo. Forse è l’opera più completa dell’autore franco-romeno, che lancia anche una dichiarazione d’amore per la sua Parigi d’adozione, luogo del sogno, dove è la vita. Anche Beckett scriveva, lui irlandese, in francese, e i riferimenti in “Giorni Felici” (1961) delle “Sedie” (1952) di Ionesco sono facilmente rintracciabili. Il grande teatro è come un grande fiume che si forma e si compone di tanti rivoli, uniti di amore e sapere.

Questo fiume ha trovato una felice sorgente carsica, qui in Sicilia. Bravi!

Autore: admin

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