Francesco Nicolosi Fazio-Fare l’indiano (i marò vanno e vengono)

 

Diplomatici

 

FARE L’INDIANO

I marò vanno e vengono. Le diplomazie restano, ferme

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Esilarante il metodo con cui il governo (in questo caso veramente governo dei tecnici) ha gestito la crisi diplomatica con l’India, scaturente dall’accusa di omicidio per i due sottoufficiali della marina. Il motivo dell’ultimo provvisorio rimpatrio dei due accusati ricorda tanto i legittimi impedimenti dei membri della casta, in quanto la diplomazia italiana si è scordata che avrebbero potuto votare in ambasciata. Goffo inoltre il tentativo di assenza ingiustificata per il mancato rientro, con ultima conversione ad u della linea del governo, e precipitoso secondo rientro.

Il ministro ha puntualizzato sulla decisione collegiale del Consiglio dei Ministri, mentre il sottosegretario Steffan De Mistura (solo una omonimia col prodotto farmaceutico!) ha rassicurato che il governo indiano ha escluso la pena di morte, mentre il ministro degli esteri del sub-continente ha affermato che in India, come in tutte le democrazie, il Governo non può influire sulle sentenze della magistratura e quindi non può certamente impegnarsi sull’esito di un giudizio. In questo caso il tecnico che ha sbagliato è stato il ministro della Giustizia italiano, che doveva sospettare che neanche lei può influire sulle sentenze, sennò addio all’autonomia del “terzo potere”

Ma la cosa più strabiliante è il senso di razzismo strisciante che si percepisce in tutta la vicenda, dove nessuno considera la brutta morte di due padri di famiglia scambiati dai nostri “marines” per pirati somali (di colore) ad una distanza di circa 3.000 chilometri dalla Somalia, come se si scambiasse per mafioso un portatore di renne finlandese, stante che la distanza è pressoché identica. Speriamo che il nuovo Papa sensibilizzi i nostri governanti, i giornalisti e l’opinione pubblica che la vita di un uomo non dipende dal colore della pelle. In questo stiamo messi peggio di Hitler che considerava gli indiani (asiatici) una razza vicina a quella eletta, perché notoriamente indo-europei.

In questa vicenda la magistratura italiana potrebbe forse agire con più celerità ed istruire con la massima urgenza un processo contro i due militari e richiedere, tramite ministero degli esteri (!), di processare in Italia i due accusati. A quel punto il motivo del contendere sarà legittimo e legale e la vertenza potrebbe effettivamente essere risolta da una autorità internazionale, come la corte di giustizia dell’Aia. Ma fare così sarebbe lavorare seriamente, non è cosa che i nostri rappresentanti, tecnici e/o politici, sanno fare.

Autore: admin

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