Giammario Di Risio*- Su Re (un Cristo profano)


Il film della settimana*

SU RE

Ennesima rilettura dei Vangeli in chiave filmica: la Passione di Cristo secondo Giovanni Columbu

Non c’è colonna sonora che non provenga dalla terra e il senso di purezza e rabbia dei personaggi,eredita il canone vecchio testamentario, riuscendo a far convivere, all’interno di un montaggio discontinuo e mai lineare, differenti proporzioni di visione spiritualistica. Un Gesù, e qui ci ritorna in mente lo studente spagnolo Enrique Irazoqui scelto da Pasolini, dall’immagine forte e dalla costruzione che si nutre di due codici religiosi predisposti a cangiare il contestoNon c’è pregiudizio in “Su Re”, ma un riflesso diretto dell’occhio di Columbu su una storia per troppe volte manipolata, narcotizzata dalla macchina da presa. La storia di Cristo in questo film ha bisogno di vivere, paradossalmente, su un terreno appunto utopico, dove i fuori campi significano i campi, il dialetto sardo si fa comunicazione spontanea, diretta e, infine, il protagonista Gesù, dal volto brutto e spigolosamente mediterraneo, accoglie e si fa interprete delle istanze nobili del racconto.I p.p. e i p.p.p. discendono dalla sorgente del neorealismo italiano, la plasticità dei corpi e le scene in campo lungo ci consegnano la lezione di Piero Paolo Pasolini e del suo Vangelo secondo Matteo, e la gente comune che osserviamo in quadro rintuzza il passaggio dall’originale dei Vangeli al dramma utopico delle immagini, che diventano sin dal primo minuto specchio e rivelazione della parabola cristologica.

Il cammino sono i giorni della Passione, ma questa volta ci troviamo nella pietrosa Sardegna e i soggetti in quadro ci parlano quasi musicando le parole, con il rigoroso dialetto di quella terra. Il senso narrativo lo conosciamo, ma rimaniamo catturati dall’enunciazione del racconto, fatta di corpi, voci, rumori. Se dunque il racconto è debole, la forza sta nel linguaggio della macchina da presa, in uno stile filmico che sembra voler continuamente aderire alla realtà, quest’ultima abbracciata come fosse una seconda pelle. Il primissimo piano del volto umano, stigmatizzato dall’inquadratura, è il vettore di uno spazio aperto narcotizzante un ideale di rappresentazione vista come riproduzione fedele di un originale. Parliamo della storia di Gesù di Nazareth, quel Yehoshua ben Yosef, nella denominazione ebraica, che da duemila anni è il filo d’oro della religione cristiana, colui in nome del quale la Chiesa cattolica ha esercitato un vero e proprio sistema di potere delle masse, in Europa quanto nel resto del mondo. L’originale sarebbe la storia dei Vangeli ma l’ideale di rappresentazione fedele in “Su Re” di Giovanni Columbu è contemplato solo sul versante della sceneggiatura. (*cinespettacolo)

Autore: admin

Condividi