Cecilia Parola -Mostre Milano

Arti visive

MODIGLIANI E FESIRE FORFREEDOOM

Due mostre al Palazzo Reale di Milano.

 

Ormai è l’obbligatoria tappa milanese: dopo la mostra su Picasso, Palazzo Reale continua a usare Parigi come fil rouge delle grandi retrospettive che propone. “Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti” compie lo sforzo di riunire la collezione Jonas Netter, mecenate profetico votato dal poeta polacco Zobrowsky alla causa di questo manipolo di artisti squattrinati e dannati che animò Parigi nei primi anni trenta del novecento.

A inaugurare il percorso espositivo, tre opere che ci introducono perfettamente nel senso della mostra: due magnifici ritratti di Modigliani, rispettivamente dell’amicoZobrowsky e della compagna Jeanne Hébuterne, morta suicida subito dopo la scomparsa dell’artista, e Le grandi bagnanti di Derain, omaggio dei più pregiati a Cezanne e Picasso.

Le fascinazioni storiche, sentimentali e artistiche qui evocate in ouverture bastano ad accompagnare il visitatore che non avverte l’esigenza di un pianista messo in un angolo a suonareErik Satie o di una degustazione di assenzio per immergersi nello spirito parigino del tempo, malgrado il fatto che di maledetto il Palazzo Reale abbia davvero poco. Difatti, l’apparato curatoriale risulta opportuno nella sua voluta trasparenza, lasciando alle opere in mostra la loro efficace eloquenza.

Oltre ai Modigliani e ai venti olii irrequieti di ChaimSoutine, presentato dallo stesso livornese a Netter, grande spazio è dato alle vedute di Utrillo e alle originali opere di sua madre SuzanneValadon, omaggiando poi tra gli altriKisling, Kikoine, Kremegneed Ebiche. Frequentatori d’assalto dei peggiori bar di Montmartre prima e Montparnasse poi, parte dell’École de Paris è così riunita nell’abbondante collezione Netter, acuto e lungimirante quanto riservato personaggio che fu il maggiore artefice della fama e del successo di Amedeo Modigliani.

Un percorso intriso di suggestioni, che diviene ora aggressivo nelle cromature fauviste ora sensuale nei ritratti di Modì che aprono e chiudono la retrospettiva, a Milano fino all’8 settembre.

Mostra Modigliani

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“The Desire forFreedom – Arte in Europa dal 1954” è una collettiva estremamente complessa per ambizioni ed eterogeneità. Attraversare  le grandi avanguardie del secondo novecento, riunite per accostamenti tematici lontani da strutture cronologiche, richiede allo spettatore uno sforzo notevole per immergersi in una dialettica critica su un tema impegnativo come la Libertà in Europa negli ultimi 70 anni.Soprattutto oggi, quando i discorsi sull’Europa sono di tutt’altro genere.

Meritevole il progetto (voluto dal Consiglio d’Europa e prodotta da Palazzo Reale, dal DeutschesHistorischesMuseum di Berlino e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore) che riunisce più di novanta artisti, con opere che dialogano tra loro superando diversità importanti come contesti politici, cronologici, geografici e soprattutto artistici. E come suggeriscel’Adam Smith di Shonibareche il visitatore incontra quasi subito, il motivo di accostamenti tanto estremi come un DamienHirst del 1993 (Dead Ends Job) con la bellissima istallazione di Christian BoltanskiLe LycéeChases,è da ricercare nella filosofia, più che nell’arte, e in particolare in quella illuminista. Scopo della mostra è indagare la comune matrice che lega personalità tanto diverse, attraverso le risposte artistichedate a temi come libertà, diritti umani, democrazia ed esistenza sociale. Per questo motivo è da visitare con estrema calma e un generoso impegno riflessivo, anche perché la struttura stessa del Palazzo Reale non rende di certo semplice l’idea di circolarità che i curatori hanno attribuito ai dodici capitoli tematici che articolano l’esposizione.

Le opere esposte sono un vero e proprio catalogo di imperdibili,inaugurati dai Bidoni imballati di Christo che aprono il percorso: dai Bombardieri di rossetti di Vostell all’Oggetto Cache-toidi Merz, passando per Tutto è propaganda di Schifano alla Gabbia di Giacometti e ancora ilConcetto Spaziale di Lucio Fontana, ilBuddha di NamJunePaik, i Fiori di Aurora Reinhard,  il 99 Cent II Diptychondi Andreas Gursky, per terminare con l’emblematico Tu o iodi Maria Lassnig.

Per saperne di più: http://www.desireforfreedom.it/

Autore: admin

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